Indagine Capi d’abbigliamento scontati e a basso costo? Attenzione alle etichette, il 40 per cento è sbagliato

Una camicetta a pois in poliestere che perde colore al lavaggio, un abito che sarebbe dovuto essere di seta ma non aveva neanche una piccola percentuale, la stessa cosa per un paio di pantaloni in poliestere fatto passare per cotone. È quanto risulta dall’indagine sulla composizione e la qualità dei tessuti su prodotti a bassa prezzo, realizzato dalla Stazione Sperimentale per la Seta e promossa dalla Casa del Consumatore. I risultati nel test di conformità di nove capi sono stati presentati ieri al Circolo del Commercio da Cesare Locati, presidente di Assosecco, Giovanni Ferrari, presidente della Casa del Consumatore, Marco Biso, avvocato conciliatore, Guido Orsi, vicepresidente vicario di FedermodaItalia Milano e Maria Luisa Pasutto, vicepresidente di Assomoda Italia. Pantaloni, pantaloncini sportivi, qualche camicetta, una sciarpa e un reggiseno: nove capi di abbigliamento di qualità medio-bassa con scontrini da 10 a 20 euro, comprati in negozi di abbigliamento cinesi e mercati rionali a Genova e Milano e consegnati al laboratorio per accertare se rispettassero o meno le promesse. Dalle analisi risulta che quattro dei nove capi non rispettano la reale composizione del tessuto, e due hanno coloranti di nessuna tenuta che restano sulla pelle di chi li indossa o perdono al lavaggio. «Abbiamo scelto vestiti non di marca e a basso costo perché, soprattutto in tempi di crisi, i consumatori preferiscono pagare poco, ma non sempre con buoni risultati», ha commentato Giovanni Ferrari.

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