India contro l’Italia: "Uccisi due pescatori"

I militari su una petroliera li avrebbero scambiati per pirati. Ma per la Marina sono stati sparati solo colpi in aria

India contro l’Italia:  "Uccisi due pescatori"

Due pescatori indiani morti e tre raffiche di avvertimento sparate dai fanti di marina del reggimento San Marco a bordo di una nave italiana, in servizio antipirateria, stanno sollevando un vespaio fra Roma e Nuova Delhi. Gli indiani sono convinti che i fucilieri hanno ammazzato degli ignari pescatori scambiandoli per pirati. La Marina militare sostiene che si trattava di una barca di bucanieri, per lo più armati, che comunque non è stata colpita. Forse si tratta solo di un enorme granchio: la posizione in mare della reazione italiana sembra che non corrisponda con il punto dove sono morti gli indiani. L'unico dato certo è che la petroliera Enrica Lexie, con tutto il suo equipaggio e la squadra di fucilieri del San Marco armati, è bloccata in un porto indiano da un'inchiesta della polizia locale.

Il pasticcio ha inizio mercoledì alle 16.30, ora locale, 30 miglia ad ovest della costa meridionale dell'India, in acque internazionali. La petroliera Lexie fa parte della flotta dei Fratelli D'Amato, armatore napoletano, che lo scorso anno si è visto sequestrare dai somali nave Savina Caylin. La squadra di sei uomini a bordo della petroliera avvista un peschereccio sospetto. Secondo un comunicato della Marina i fucilieri intervengono «per sventare un tentativo d'attacco da parte di un'imbarcazione condotta da personale armato». La dinamica completa dei fatti è ancora da accertare, ma l'atteggiamento del peschereccio «è stato giudicato chiaramente ostile, tipico dei pirati». Anche se lontane dalla Somalia le acque sono insicure. L'ultimo arrembaggio con 4 pescatori indiani uccisi è avvenuto il 28 gennaio nel golfo del Bengala.

Il peschereccio non risponde ai segnali di avvertimento. A questo punto i fanti di marina sparano dei colpi di avvertimento, in aria o in acqua davanti alla prua. La Marina conferma che «il peschereccio si è allontanato dopo la terza raffica di avvertimento, senza danni evidenti a bordo». Il peschereccio indiano St. Anthony torna in porto con due membri dell'equipaggio morti. Il proprietario del peschereccio, Freddy Louis, che si trovava a bordo, accusa gli italiani. Gran parte dell'equipaggio dormiva «a parte i due uomini che sono stati uccisi». Louis si sveglia di soprassalto «sentendo dei rumori simili a colpi di arma da fuoco. Quando mi sono alzato ho visto due miei dipendenti in una pozza di sangue. Ho urlato e ho svegliato gli altri per chiedere aiuto, ma era troppo tardi: erano già morti». Il dato contraddittorio, riportato dalla stampa indiana, è che l'incidente sarebbe avvenuto a 14 miglia dalla costa, meno della metà della distanza indicata dagli italiani per lo sventato abbordaggio.

Intanto gli indiani lanciano un aereo alla «caccia» della petroliera e la guardia costiera intima a nave Lexie di fare rotta sul porto di Khoci. Il comandante acconsente, ma dall'Italia l'esperto di diritto internazionale e della navigazione, Umberto Leanza, accusa le autorità indiane: «Non potevano farlo. L'incidente è avvenuto in acque internazionali e in secondo luogo i nostri militari a bordo hanno immunità giurisdizionale assoluta». Il ministro degli Esteri di Nuova Delhi convoca l'ambasciatore italiano, Giacomo Sanfelice di Monteforte. La nave è ferma in rada e a bordo sono saliti i poliziotti dello stato di Kerala. Nella serata di ieri il governo indiano annuncia: «Faremo causa all'equipaggio e la legge farà il suo corso». Sui media locali si scatenano i commenti anti italiani che coinvolgono anche Sonia Gandhi, leader del partito maggioritario e originaria del nostro Paese.

Dallo scorso autunno una decina di squadre, ognuna composta da sei fucilieri di marina, sono imbarcate sui mercantili italiani in servizio anti pirateria, a spese dell'armatore.

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