Influenza aviaria: per i piccioni pillola contraccettiva anti-virus

Il professor Zannetti: «Volatili portatori di gravi patologie. Necessario bloccarli»

Nino Materi

Di loro - se si potesse - faremmo volentieri a meno. I piccioni, infatti, sembrano esistere solo per creare problemi: non sono esteticamente gradevoli, possono attentare alla salute dell’uomo e danneggiano il patrimonio artistico (per non parlare dei nostri capi d’abbigliamento rovinati dai loro «bisognini» supercorrosivi). Nei giorni di emergenza viaria, gli esperti si erano però affrettati a dire che i piccioni erano i volatili più refrattari all’infezione H5N1. Insomma, il virus dei polli non era roba per piccioni. Una rassicurazione confermata al Giornale anche dai ricercatori dell’Istituto per la fauna selvatica di Ozzano, in provincia di Bologna. Di diverso avviso il professor Giuseppe Zannetti del dipartimento di salute animale dell'Università di Parma: «Davanti a una possibile mutazione del virus dei polli - ha dichiarato all’agenzia Adnkronos -, anche i numerosi piccioni che sorvolano tante città italiane potrebbero trasformarsi in potenti veicoli di diffusione dell'influenza aviaria. Un rischio, questo, che per il momento è ancora lontano, visto che il virus non si è ancora adattato nè all'uomo nè ai piccioni, ma al quale le autorità sanitarie devono tenersi pronte». Per questa ragione il professor Zannetti consiglia di ricorrere a una speciale pillola contraccettiva. Non si tratta di un farmaco a base di ormoni, bensì di una molecola già nota da tempo: la nicabarzina. «Una sostanza stabile e sicura da maneggiare - spiega il professore - che viene sparata direttamente nei chicchi di mais destinati all'alimentazione di questi animali». Un'operazione che chiaramente comporta uno studio preliminare, un vero e proprio censimento: «Il primo passo è quello di conoscere il numero degli animali e le loro abitudini, vale a dire dove dormono e dove mangiano, nonchè la loro organizzazione sociale e la loro distribuzione sul territorio».
In particolare, molti temono che nel loro «pendolarismo» i piccioni possano fare da cinghia di trasmissione dell'influenza aviaria, portandola dal contesto agricolo a quello cittadino. «Inoltre in qualsiasi periodo dell'anno - sottolinea il professore - la campagna ospita allevamenti di pollame, bovini, suini, in cui vi è una grande dispersione di granaglie e sfarinati destinati all'alimentazione degli animali e molto appetibili per qualsiasi volatile granivoro. In questi, “centri commerciali” agresti gli scambi di virus sono molto facilitati».
Intanto qualche Comune ha deciso di correre ai ripari con sistemi più o meno empirici. Come nel caso dell’amministrazione municipale di Castellammare di Stabia, alle pendici del Vesuvio, dove è stato deciso di adottare un sistema di ultrasuoni per scacciare piccioni e colombi dalla città. Sperando che, dinanzi agli ultrasuoni, i piccioni non facciano orecchie da mercante.

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