Gli inglesi Bombe sull’elicottero caduto in mano alla guerriglia

«Chinook down!», l'urlo dei piloti dell'elicottero britannico colpito mortalmente dal fuoco dei talebani è risuonato nei caschi dei colleghi in volo su un secondo Chinook, così come nel centro di controllo delle operazioni aeree alleate. L'elicottero ha effettuato un atterraggio di emergenza in Afghanistan l’altra notte, a pochi chilometri a nord di Sangin, nella insanguinata provincia di Helmand. I due elicotteri della aeronautica britannica avevano appena depositato un buon numero di commilitoni con i loro equipaggiamenti, probabilmente unità delle forze speciali. Come avviene in questi casi, i grossi Chinook riprendono il volo appena possibile, senza mai fermare motori e rotori. Ma proprio mentre i due mezzi si alzano dalla landing zone finiscono sotto il tiro dai talebani che centrano il bersaglio. Il motore di uno va in fiamme. I piloti riescono a tenere in aria l'elicottero azzoppato ancora per 800 metri, un pugno di secondi che consente ai quattro membri dell'equipaggio di sopravvivere. Atterraggio di emergenza. Poi il secondo elicottero raggiunge il Chinook e preleva i compagni sotto il tiro dei guerriglieri. Di recuperare l'elicottero abbandonato, di notte, neanche a parlarne. Al tempo stesso non si può abbandonarlo ai talebani e così il comando ordina a due cacciabombardieri di intervenire e incenerirlo con le proprie bombe.
Un brutto colpo per la Raf britannica, per le forze Nato in Afghanistan, che di elicotteri ne hanno pochi, specie quelli grandi e potenti come i Chinook. Perché se riescono a rimanere nel paese è proprio grazie alla assoluta superiorità aerea e all'impiego massiccio di aerei, elicotteri velivoli senza pilota. Ecco perché i comandanti ne chiedono sempre di più. In particolare in Gran Bretagna la questione è diventata un caso politico nazionale.

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