Balzerani "riabilitata". L'ira delle vittime delle Brigate Rosse

Il Comune di Ruvo di Puglia patrocina la presentazione del libro dell'ex brigatista condannata a sei ergastoli e mai pentitasi

Balzerani "riabilitata". L'ira delle vittime delle Brigate Rosse

Milano - Ammazzano tuo padre perché fa il giudice. Lo piangi per anni, ricordando il suo senso di devozione alla giustizia, guardando alle istituzioni come alla colonna che supporta la bandiera di quel padre che hai perso perché finito nel mirino delle Brigate Rosse. Poi un giorno, tra quelle istituzioni, una sceglie di patrocinare la presentazione del libro di chi ha partecipato al suo assassinio, e improvvisamente le tue certezze crollano. Si è sentita così Ambra Minervini, figlia del giudice Girolamo Minervini, ucciso dalle Br il 18 marzo 1980, quando ha appreso della scelta del Comune di Ruvo di Puglia di patrocinare la presentazione del libro di Barbara Balzerani, ex brigatista condannata a sei ergastoli e mai pentitasi, in programma per domani. La famiglia Minervini, attraverso l'Associazione Vittime del Dovere, ha scritto una lettera al Sindaco di Ruvo di Puglia perché ritiri il patrocinio, e presenterà una richiesta d'intervento alla Camera, il prossimo 7 aprile.
«Per assistere all'intitolazione di una via a mio padre, ho dovuto attendere vent'anni. Per vedermi recapitare a casa la motivazione della medaglia, due – racconta Ambra Minervini – mentre per ottenere il patrocinio di un comune per chi ha ucciso un rappresentante dello Stato, sono bastate poche settimane». Sono le parole sofferte della 58enne Ambra, ex impiegata e mamma, orfana del giudice ucciso mentre viaggiava sul bus diretto al ministero della Giustizia, dove aveva appena assunto l'incarico di direttore generale degli istituti di prevenzione e pena, che gli valse la «nomination» a obiettivo delle Br. «Sono cresciuta a pane e giustizia – continua Ambra – persone come mio padre, servitori del Paese, meritano da questo stesso paese il rispetto per il sacrificio a cui sono andati incontro per combattere le battaglie di tutti. Non ci può essere un'istituzione che legittima pubblicamente un'ex terrorista». Dirigente della colonna romana delle Brigate Rosse, la Balzerani prese parte a numerosi omicidi, tra cui quello di Minervini e alla strage di via Fani. «La Balzerani per lo Stato ha scontato la pena ed ha quindi diritto di vivere la sua bella vita – prosegue Minervini – Ma resta un'assassina e rimarrà tale. Mio padre, che la sua vita non ha potuto viverla, e mia madre, che da quel maledetto giorno è come fosse morta anche lei, sono le sue vittime, e sempre sarà così. Ho scritto una lettera al sindaco, ricordandogli che non solo il dolore di noi familiari e il senso morale e civico, ma anche le nostre leggi consacrano la tutela e il rispetto della memoria dei caduti. Dalle istituzioni lo pretendiamo». L'associazione Vittime del dovere, che tutela le famiglie di appartenenti a forze dell'ordine, armate e magistratura rimasti uccisi o invalidi per servire lo Stato e che fra i suoi associati annovera anche Ambra Minervini sottoporrà il caso al presidente della Camera il prossimo 7 aprile: «Per noi è inconcepibile la ricerca di palcoscenici e legittimazioni pubbliche – dichiara la presidente Emanuela Piantadosi - da parte di soggetti macchiatisi dei delitti di servitori della nazione uccisi in quanto rappresentanti dello Stato. È un controsenso». Tanto quanto lo Stato consente ai criminali, pagato il debito con la giustizia, di cercare la via del reinserimento nel tessuto sociale, dovrebbe essere implicito il rispetto da parte di costoro e delle istituzioni verso le vittime delle loro scellerate scelte criminali, unitamente al senso di pudore che dovrebbe spingerli a cercare la riabilitazione nella discrezione e nel pentimento. Dovrebbe.

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