Leggi il settimanale

80 anni di Repubblica, il ricordo di chi non potè votare

Il deputato di FdI Alessandro Urzì chiede che vengano ricordati gli italiani dei territori occupati della provincia di Bolzano, di Trieste, Venezia Giula e Zara che non poterono votare

80 anni di Repubblica, il ricordo di chi non potè votare
00:00 00:00

Il 2 giugno del 1946 non tutti poterono votare per il referendum che decretò il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica e per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente. Gli abitanti dell’allora provincia di Bolzano e della circoscrizione elettorale di Trieste, Venezia Giulia e Zara furono esclusi da quella prima consultazione elettorale.

Un episodio poco conosciuto della storia del nostro Paese che il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì vorrebbe ricordare. “Nell’Ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, questo sacrificio, che sarebbe stato accompagnato di lì a breve dal martirio dei territori di Istria, Venezia Giulia, Dalmazia, imporrebbe una doverosa celebrazione come atto di memoria storica dovuto nella coscienza collettiva della Nazione”, scrive il parlamentare meloniano in un’interpellanza che ha presentato al ministro della Cultura Alessandro Giuli.

All’epoca, infatti, la provincia di Bolzano e ii territori orientali erano occupati. “Da una parte le incertezze rispetto al ruolo sempre più ingombrante della Jugoslavia, dall’altra la non ancora sanata collocazione dell’Alto Adige con un’ Austria debole”, sottolinea Urzì che, poi, ricorda: “Solo gli accordi di pace avrebbero confermato il confine del Brennero e il respingimento delle rinnovate richieste di revisione dei confini da parte austriaca”. Questo rese impossibile il voto in quei territori e circa 300mila altoatesini e 1.325.000 di elettori delle province di Trieste, Gorizia, Fiume, Pola e Zara restarono fuori dalle urne. “In l’Alto Adige oltre alla questione del confine nazionale e di possibili rettifiche territoriali, pesò anche il problema dei “rioptanti” che modificò il corpo elettorale: fu necessario sanare, annullandoli, gli accordi Hitler/Mussolini del 1939 per le cosiddette opzioni: l’alternativa posta ai cittadini di lingua tedesca di scegliere se rimanere italiani rinunciando alla propria nazionalità, lingua e cultura o trasferirsi nella Germania nazista rinunciando alla cittadinanza italiana e con essa ai propri beni immobili”, spiega ancora Urzì. Che, poi, aggiunge: “Quelli che partirono (ma anche molti di coloro che erano rimasti pur avendo optato) persero dunque la cittadinanza italiana ma dopo la guerra ebbero l’opportunità di optare nuovamente per la cittadinanza italiana”.

Urzì, pertanto, chiede al ministro “come intenda attivarsi per garantire nella proposizione dei futuri momenti di celebrazione, rievocazione storica, riflessione culturale e ricerca storica sul 2 giugno 1946, quale data fondante la Repubblica italiana, l’opportuna considerazione anche delle vicende particolari che segnarono

così profondamente gli accadimenti di quelle settimane che esclusero una parte della comunità nazionale e dell’elettorato femminile italiano dal momento democratico più alto di riappropriazione della sovranità popolare”.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica