Boldrini suffragetta dei gay pensa solo alle minoranze

Nuova crociata dell'inquilina di Montecitorio, stavolta sui diritti delle coppie omosessuali. Altro che presidente di tutti, lei si spende per le nicchie chic

Boldrini suffragetta dei gay pensa solo alle minoranze

È scicchissimo avere Laura Boldrini presidente della Camera. Il loden tecnico ci aveva già resi più eleganti, austeri, essenziali. Il suo rigore ci era scivolato, oseremmo dire «colato» addosso addomesticando, oltre alla figura, anche un po' i pensieri, di certo lo stile di vita. Ma è con la Boldrini che abbiamo davvero fatto il salto di qualità. È stato un po' come passare da Riccione a Biarritz. Da un dvd da Blockbuster a Il raggio verde di Eric Rohmer, dai sofficini del supermercato all'indivia biologica della bottega in centro. Fondotinta chiaro e idee pettinate. Complice l'aspetto (non ha il phisique du rôle che ci si attenderebbe dal ruolo: non lo spettinato spirito messianico di una Bonino o la dedizione fideistica di una Bindi, e neppure l'aggressività passionale di una Brambilla) Laura opta sempre per posizioni di nicchia. Lei per gli italiani è un po' quello che il cinema Anteo è per i milanesi o che era la Libreria Utopia (prima di sloggiare da dov'era). Lei prende di mira la realtà e riesce, soavemente, deliziosamente, immancabilmente a notare quel particolare, quella spigolatura, quell'elegante angolo d'ombra il più lontano possibile dalle volgari grammatiche sociali del popolo bue, e ci si immerge con coraggio. A lei piacciono le cause delle minoranze sociali (dove minoranze sia detto in senso numerico), le piccole questioni etiche, gli elitari rovelli morali. Lei non avrebbe mai scelto lo slogan «presidente di tutti» perchè «di tutti» sa di carrello troppo pieno della spesa, di magliette in acrilico fatte in stock, di pullman, di vacanze all inclusive dove paghi la birra e le salsicce con le palline dei braccialetti di plastica. Laura non è il presidente di tutti perché Laura è un presidente elitario. E probabilmente la sua idea di trasporto di massa è un aereo per le Maldive. Certo, anche i rifugiati (dei quali si è occupata con vigore) sono tanti, ma sono un tema politicamente corretto come la salvaguardia della terra, il concetto (purché astratto) di uguaglianza e certi tessuti di qualità che vestono bene e rispettano l'ambiente e poi Solo le montagne non si incontrano mai. Per il resto, anche ieri ha dato prova della sua predilizione per i temi di «nicchia», infilandosi nell'acceso dibattito sulla discriminazione contro gli omosessuali per dire che serve a tutti i costi riconoscere le unioni civili tra persone dello stesso sesso («avviene già in diciotto Paesi dell'Unione» e avremmo voluto tanto che succedesse anche in Saturno contro, di Ozpetek). Ma ne aveva dato prova in altre occasioni, per esempio distraendosi dalla difesa delle donne del Pdl attaccate alla manifestazione di Brescia (d'altra parte anche quelle... scendere in piazza come le masse maleodoranti...). Come in quell'arena immonda e virtuale di internet della quale la presidenta si è resa conto quando su internet, da internet, hanno preso ad insultarla. Però si è «tirata addosso», nel senso di rivendicarla, la festa del 25 aprile (a lei e a tutta una parte politica) perché è sì popolare ma ha un suo folklore elegante. Oltre a un suo innegabile significato di libertà peraltro tutto attribuibile alla sinistra. E poi, ovviamente, non ha lesinato interventi «di rottura» (che per una bella donna come lei sono un po' come optare per un paio di scarpe rosse a spezzare la monotonia di un noioso completo grigio) come sul caso della sparatoria di Luigi Preiti: «L'emergenza lavoro fa sì che la vittima diventi carnefice, come purtroppo è successo nei giorni scorsi davanti a Palazzo Chigi». Perché saper sparigliare è una questione di stile.

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