I droni grillini sui cieli di Montecitorio

Li chiamano alieni, marziani, turisti, dilettanti allo sbaraglio. Ma la definizione tecnica dei parlamentari Cinquestelle è droni

Li chiamano alieni, marziani, turisti, dilettanti allo sbaraglio. Ma la definizione tecnica dei parlamentari Cinquestelle è droni. Per la precisione i droni sono automi con limitate capacità decisionali che possono essere comandati anche a distanza, usati soprattutto nei conflitti e nelle operazioni di spionaggio. Loro si fanno telecomandare perché, come dice il proverbio, a caval dronato non si guarda in bocca.

Sono diventati parlamentari per dono esclusivo dei loro capi, sono degli ex voto per grazia ricevuta, e perciò ubbidiscono ai loro papa-droni. Il problema è che i droni di Grillo e Casaleggio filmano inezie, aggrediscono obbiettivi irrisori, si attaccano a cosette piccine. Di fronte a un debito pubblico di 80 miliardi di euro, loro credono di essere efficaci denunciando sprechi di 80 euro. Vivono nella dimensione della paghetta. Sul piano dell'etica pubblica poi non ne parliamo.

Faccio un paio d'esempi di sinistra, per non dire che tiro acqua al mio mulino. Grazie alla vigilanza del dronismo diffuso, una signora che ha alle spalle un'onorevole biografia, Anna Finocchiaro, è stata ridotta a «quella del carrello all'Ikea spinto dalla scorta». Tutte le possibili cariche le sono saltate per questa terribile storia. Così ora Franceschini, ridotto a Franceskein, perché mandava turpi sms agli amici a sostegno della sua morosa candidata. Vergogna, ineleggibili lui e lei. Che Paese sfortunato: prima i pessimi politici, poi i pestiferi tecnici e infine i fanatici droni. Ora non resta che Kabobo premier.

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