Il Pd ha già la soluzione per riempire le casse: intascare il 5 per mille

Le 57 fondazioni che custodiscono il patrimonio immobiliare da 500 milioni di euro degli ex Pci-Ds sono considerate onlus

Il Pd ha già la soluzione per riempire le casse: intascare il 5 per mille

Roma - Il finanziamento col 5 per mille ai partiti? C'è già. Non per tutti, per alcuni, anzi per uno, i Ds, politicamente defunto ma formalmente (ed economicamente) vivo e vegeto. Per legge non si può ancora versare una percentuale del proprio reddito ad un partito, ma ad una fondazione sì, e i Ds-Pd abbondano di Fondazioni, 57 in tutta Italia, a cui il partito di Bersani e D'Alema ha girato, dal 2005 in poi, tutto l'immenso patrimonio immobiliare dell'ex Pci poi Ds poi Pd, un tesoro fatto di 2.400 immobili. Valore stimato mezzo miliardo di euro? «Mah, è un esercizio che non ha senso» sbuffa il tesoriere dei Ds, il senatore piddino Ugo Sposetti. Le fondazioni Ds sono nate per proteggere il patrimonio, soprattutto immobiliare, dalle vicissitudini del partito (debiti, richieste di pignoramento eccetera). Ma c'è anche un altro vantaggio per il Ds-Pd. Le fondazioni infatti, come organizzazioni no profit soddisfano i requisiti dell'Agenzia delle entrate per accedere alle liste del 5 per mille. E la domanda la fanno eccome. Nell'elenco appena pubblicato per il 2013 troviamo infatti l'esercito delle Fondazioni democratiche, ex Ds, catalogate come «enti di volontariato». Gli italiani che faranno la dichiarazione dei redditi entro il prossimo mese potranno devolvere il loro 5 per mille alla Fondazione Ds di Viterbo «Gualtiero Sarti», presieduta dall'ex consigliere regionale Oreste Massolo. Ma anche alla Fondazione dei Ds milanesi «Elio Quercioli», diretta dall'ex assessore Franco Cazzaniga, e che nel consiglio di amministrazione conta Ida Nora Radice, braccio destro dell'inquisito Penati. La Fondazione diessina Quercioli invita il contribuente: «Le risorse che la fondazione otterrà dal 5 per mille saranno finalizzate allo studio, alla ricerca, alla formazione, all'innovazione della Politica e della cultura politica». Come un ente di volontariato, anche se è un pezzo del partito, il Pd. Tant'è che la Fondazione, tramite la sua immobiliare Risorgimento Srl, è la padrona di casa del Pd, a cui affitta (a prezzo modico, 9 euro a mq) i suoi 72 (!) immobili. Quindi ricapitolando il Pd, nato dai Ds, è inquilino dei Ds sotto forma di fondazione, a cui si può generosamente versare il 5 per mille, come se fosse un ente misericordioso. Anche se poi le stesse fondazioni, attraverso le immobiliari, partecipano in altre società a scopo di lucro. Un incastro di scatole cinesi.

E lo stesso versamento si può fare con tutte le altre Fondazioni Ds (o Pd) iscritte nell'elenco del 5 per mille. Dalla storica e ricchissima Fondazione Duemila di Bologna, alla Fondazione novarese Democratici di sinistra, alla Fondazione Democratici di sinistra vicentini, alla Fondazione Ds Giulio Dolchi di Aosta e via così. Ma quanti soldi raccolgono dagli italiani, col 5 per mille? Diciamo che se questo sarà il nuovo finanziamento dei partiti, il futuro per i tesorieri non è duro. Quando si tratta di versare i propri soldi gli italiani hanno le idee chiare sulle priorità. In cima alla classifica degli enti che hanno ricevuto più 5 per mille nel 2011 ci sono l'Airc-Associazione ricerca sul cancro (5,9milioni), l'Unicef (5mln), Save the children, l'Opera San Francesco etc. Le fondazioni politiche le vedono col binocolo. La Fondazione Ds Luigi Longo ha raccolto 8 donazioni, per una miseria di 214 euro. Cinquanta donatori soltanto per la Elio Quercioli (1.200 euro), 138 per Italianieuropei di D'Alema (pari a 8mila euro), mentre «Democratica Scuola di politica», presieduta da Veltroni, ha convinto solo 12 contribuenti. Forse quando (e se) i partiti non avranno più soldi pubblici sarà diverso, gli italiani verseranno di più. Forse.

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