Tutti sul palco a salutare il pubblico

L'anno scorso montiano era l'intero nostro Paese. Ora Montiano indica solo una frazione della Maremma con neanche 500 abitanti

L'altra sera ero a cena a Montiano e pensavo ai casi strani della vita. L'anno scorso, di questi tempi, montiano era l'intero nostro Paese, dal Capo dello Stato all'ultimo dei pierfurbi. Montiano erano il governo, l'Europa, il centro-sinistra e il centro-destra. E lui, il Titolare, sarebbe diventato non so cosa: Capo dello Stato, ancora Capo del Governo, Presidente dell'Euro-club. Un anno dopo Montiano indica solo una frazione della Maremma con neanche 500 abitanti.

Il declino montiano mi suggeriva non solo pensieri sulla vanità e brevità della gloria e della fortuna e il turn over pazzesco di leader momentanei dalla parabola veloce: Monti, Grillo, Bersani. Ma il Professore mi tornava in mente per associazione di idee con le parole spread e borsa che furono le sue ali e ora tornano alla ribalta. Non sto dicendo che il copione si ripete e Monti risorgerà dalle ceneri del suo centrino. Voglio dire che siamo avvitati a una specie di catena di montaggio: la politica incapace di montare i cocci, la magistratura pronta a farli a pezzi, gli antipolitici pronti a saltar su e annunciare sacrifici immani se sono Nosferatu Monti o «calci in culo» se sono Beppegrilli pedestri. E infine, la Finanza che ci strozza ed esige il rinnovo della servitù al Debito Sovrano. Un circolo vizioso.

E se per la sigla di chiusura facessimo un governo riassuntivo delle puntate precedenti? Prodi, Amato, Monti, Dini, Ciampi e, collegato da casa, Berlusconi? Tutti sul palco per salutare il pubblico. In banca già scorrono i titoli di coda.

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