Le promesse di De Magistris sono finite tutte tra i rifiuti

Il sindaco aveva garantito strade linde e ordinate come in Svizzera. Siamo andati a fare un giro in città. Risultato: spazzatura ovunque

Le promesse di De Magistris sono finite tutte tra i rifiuti

Non sarà l'emergenza rifiuti targata Antonio Bassolino ma con tutti i soldi che si spendono per pagare la Tarsu e per mandare la monnezza di Napoli, (via navi in Olanda, una decina di milioni di euro finora spesi) il milione di cittadini amministrati dal sindaco Luigi De Magistris e dal suo vice, il campione dell'ecologia, Tommaso Sodano, dovrebbe vivere in strade e piazze pulite e splendenti da fare invidia anche agli esigenti abitanti della Svizzera.

Invece, Napoli è pulita ma solo a sentire Gigino, il sindaco indagato (per la questione delle strade gruviera) che si vanta di avere ripulito la città dai cumuli. Ma le chiacchiere dell'ex pm d'assalto sono smentite dalle foto scattate ieri dal nostro fotografo, in centro e in periferia.

Come il bivacco allestito da tre uomini in via dell'Incoronata, situata, non in uno dei tanti ghetti di Napoli ma a poche decine di metri da Palazzo San Giacomo, la casa comunale di Gigino. Alle ore 14 erano li che mangiavano un panino, accanto sacchetti contenenti la monnezza e anche il «guardaroba» dei tre signori e sullo sfondo cartoni e altri tipi di rifiuti.

Altri bivacchi li abbiamo visti (e fotografati) lungo via Marina, la strada che costeggia il Porto, con rom che pranzano all'aperto, materassi – rifiuti lasciati li dai clochard, che poi la notte usano per dormire. Intorno alle ore 14,30, al centralissimo Corso Garibaldi, situato accanto alla omonima Piazza, dove si trova la Stazione ferroviaria, spazzatura sparsa qua e là e un cumulo lungo 7 - 8 metri e alto un metro e mezzo. Il Corso Garibaldi è una delle strade più affollate di Napoli, luogo di passaggio di migliaia di auto al giorno e di cittadini e turisti che devono recarsi alla Stazione o in aeroporto. Insomma, una delle porte di accesso alla città di De Magistris, uno dei tanti, pessimi, «biglietti da visita» di Napoli.

A trecento metri c'è via Carlo Poerio, altra importante arteria che si apre su Piazza Garibaldi. Nel primo pomeriggio di ieri il fotografo ha immortalato un paio di cumuli, uno dei quali si trova a poche decine di metri da uno dei più accreditati ristoranti di Napoli. In questo cumulo stava rovistando una donna rom: in una mano un panino, l'altra nella monnezza. Ma queste abitudini da terzo mondo non dovrebbero preoccupare l'amministrazione cittadina che ha il compito di vigilare sulla salute del suo milione di cittadini?

Stessa scena a Piscinola, periferia di Napoli, adiacente a Scampia: in una striscia di monnezza lunga alcuni metri stavano facendo la «spesa» due rom, un uomo e una donna. Ma le immagini simbolo di questo monnezza – tour sono state scattate a Scampia, quartiere simbolo di tutti i mali di Napoli: camorra, innanzitutto, disoccupazione, degrado, riferibile non solo ai rifiuti ma anche allo stato in cui si trovano decine di edifici, non solo le «famigerate» Vele. In via Cupa Perillo – Prolungamento viale della Resistenza, c'è una striscia di rifiuti lunga oltre duecento metri e larga una mezza dozzina. A pochi metri vivono 400 rom insediatisi abusivamente negli anni scorsi. Ma, il paradosso è costituito dal fatto, che proprio di fronte alla discarica a cielo aperto, è situato un deposito di cosiddetti «mezzi pesanti» dell'Asia, l'azienda che cura la raccolta dei rifiuti a Napoli. Sono circa 120 i mezzi che ogni giorno escono da quel deposito, per raccogliere la monnezza disseminata nelle strade della città ma, mai per ripulire la «discarica» di Cupa Perillo. Cecità? Strafottenza? «L'ultima segnalazione all'Asia l'abbiamo fatta una decina di giorni fa» spiega a il Giornale l'assessore alla Municipalità di Scampia, Claudio Ferrara. «De Magistris si è dimenticato dei 120 mila abitanti di questa Municipalità», accusa il Presidente di Scampia, Angelo Pisani.

La «discarica» di Cupa Perillo l'avevamo fotografata e raccontata a dicembre del 2011. Un anno e nove mesi dopo è ancora li. Ovviamente si è irrobustita. Qualcuno avverta a Gigino: anche qui è Napoli. Per scrivere quello che si è annotato nel corso del monnezza – tour di ieri, ci vorrebbe una intera pagina di Giornale. O, forse, qualche paginetta di verbale.

carminespadafora@gmail.com