Sopravvive solo chi non si arrende

Vi sono delle persone che hanno una straordinaria capacità di resistere nelle situazioni più disperate, di sperare quando tutto sembra perduto

Vi sono delle persone che hanno una straordinaria capacità di resistere nelle situazioni più disperate, di sperare quando tutto sembra perduto. Nei campi di sterminio hitleriani e dei gulag sovietici, accanto a coloro che venivano presi dallo sconforto e morivano, ve ne erano altri che resistevano. Come i Testimoni di Geova che interpretavano le paurose tribolazioni del presente come il segno dell'avvicinarsi del giudizio divino. Nelson Mandela ha resistito ventisette anni in prigione e, alla fine, ha condotto alla vittoria il suo popolo. Ma perché credeva nel suo popolo e il suo popolo in lui. È l'individuo isolato che perde la speranza.

Nella battaglia antica i due eserciti si fronteggiavano finché uno dei due cedeva e i suoi soldati si mettevano a scappare. Era in quel momento che avveniva il massacro, la strage dei vinti. Nelle guerre civili sudamericane c'era un apposito boia, il degolador, che armato di coltellaccio tagliava la gola a chi si arrendeva. Perché allora si arrendevano? Perché non combattevano con le armi in pugno fino alla fine? Perché lo sconfitto si sente nulla davanti al vincitore, gli si inchina davanti come ad una divinità. I comunisti nei processi staliniani si incolpavano di delitti non commessi e si consegnavano al boia. In Italia all'epoca di Mani pulite i parlamentari socialisti, democristiani, repubblicani e socialdemocratici si sono tolti l'immunità parlamentare.

Sopravvive perciò solo chi non si arrende, chi non perde la fede, chi resta unito e si riorganizza per resistere, per vendicarsi. È quello che hanno fatto nel corso di tutto il XIX e il XX secolo i musulmani e i cinesi di fronte alla colonizzazione occidentale. Sempre sconfitti, si sono sempre ribellati ed hanno conservato la loro identità. Le persone dotate di grande capacità di sperare e di resistere hanno una importante funzione umana e sociale. Sono loro che, nei momenti di pericolo, di difficoltà, nelle catastrofi, tengono uniti gli altri, li rincuorano, li guidano, li conducono alla meta. Non ricordiamo tutti Mosè che ha portato il suo popolo fuori dall'Egitto?