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La regina Carlotta fu davvero la prima sovrana britannica di colore?

I dubbi e i misteri sulle vere origini della moglie di Re Giorgio III, diventata uno dei personaggi di spicco della serie “Bridgerton”

La regina Carlotta fu davvero la prima sovrana britannica di colore?

Per i fan di della serie “Bridgerton” l’attesa è finita. I primi quattro episodi della quarta stagione sono disponibili su Netflix dallo scorso 29 gennaio. Per la seconda parte, altri quattro episodi, bisognerà aspettare il 26 febbraio 2026. Uno dei personaggi più discussi e popolari di questa saga regency è la regina Carlotta (1744-1818), sulle cui origini si è detto molto e si dibatte ancora oggi. Per alcuni, infatti, la moglie di Re Giorgio III dovrebbe essere ricordata come la prima sovrana di colore del regno britannico, proprio come è rappresentata in “Bridgerton”, mentre per altri si tratterebbe di un tentativo maldestro di riscrivere la Storia secondo i dettami del politicamente corretto.

Seconda solo al principe Filippo

Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, figlia del principe di Mirow (Germania) Carlo Ludovico Federico di Meclemburgo-Strelitz e della principessa Elisabetta di Sassonia Hildburghausen, è ricordata come la seconda consorte reale più longeva dopo il principe Filippo, marito della regina Elisabetta II.

Carlotta, infatti, sposò Giorgio III l’8 settembre 1761, nel palazzo di St. James e rimase in carica, specifica Tatler, per 57 anni e 70 giorni.

La sovrana, pur appartenendo a una famiglia dell’alta nobiltà, non poteva vantare un’ascendenza regale. Agli occhi dei britannici, però, le origini della giovane passarono decisamente in secondo piano rispetto alla sua grande intelligenza. Carlotta non era bella, ma era coltissima, aveva una mente brillante, un carattere vivace e curioso che affascinava chiunque la incontrasse.

I genitori la aiutarono a coltivare le sue doti, dandole un’ottima educazione: la futura Regina consorte conosceva le lingue straniere, era brava nelle materie umanistiche e in quelle scientifiche. Fin da giovanissima sviluppò la passione per la botanica che negli anni a venire avrebbe condiviso con Giorgio III e che l’avrebbe portata a trasformare i Giardini di Kew, situati a circa 10 chilometri da Londra, in un vero e proprio centro di ricerca botanica.

Il 17 agosto 1761 Carlotta partì per il Regno Unito, la sua nuova casa. Aveva 17 anni. Sei ore dopo il suo arrivo vennero celebrate le nozze. Carlotta e Giorgio non si erano mai incontrati prima. Nonostante ciò la loro fu un’unione felice. Ebbero 15 figli, ma ne sopravvissero 13.

Non fu un ostacolo neppure l’acume di Carlotta, che superava di gran lunga quello del marito. Il Re non vide mai in lei una rivale (cosa che, purtroppo, accadeva con una certa frequenza in passato, quando la società non accettava che le donne dimostrassero inclinazioni diverse da quelle stabilite da una rigida separazione di ruoli e di classi, né intelligenza e conoscenze pari o superiori a quelle degli uomini).

La regina Carlotta acquisì una notevole influenza sul consorte e sulla corte e la usò con saggezza: il sito di Sky History sottolinea che la sovrana si dedicò alla sensibilizzazione sul tema dell’educazione femminile e patrocinò ospedali. Fu anche un’attenta mecenate: fu amica del compositore Johann Christian Bach (figlio di Johann Sebastian Bach) e invitò a Palazzo Mozart, all’epoca bimbo prodigio di 8 anni.

Carlotta amava molto gli animali, anche esotici: sembra che avesse l’abitudine di regalare canguri ai suoi amici e che possedesse una zebra e un elefante, ricorda ancora Sky History. Era pure una consumatrice di tabacco da fiuto.

Il suo nome è legato a quello della regina Maria Antonietta di Francia. Le due, infatti, furono amiche di penna per anni. Secondo un’indiscrezione, allo scoppio della rivoluzione francese, Carlotta avrebbe perfino fatto preparare una dimora per la sua confidente e la famiglia, qualora si fosse resa necessaria la fuga dalla Francia.

Le cose, come sappiamo, andarono in maniera diversa. Quando venne informata della morte di Maria Antonietta, Carlotta rimase sgomenta, addolorata non solo a causa degli eventi, ma anche all’idea di aver perso una delle sue più care amiche. La Regina d’Inghilterra morì il 17 novembre 1818, a Kew Palace. Re Giorgio III non si sarebbe neppure reso conto di aver perso la moglie: all’epoca, infatti, la malattia mentale che lo affliggeva da anni era completamente degenerata, in più era diventato sordo e cieco. Si spense il 29 gennaio 1820 al Castello di Windsor.

Una questione controversa

Il successo della serie “Bridgerton” ha contribuito a riaccendere i riflettori sulla spinosa questione delle origini della regina Carlotta. Secondo alcuni studiosi, infatti, la moglie di Giorgio III sarebbe la prima monarca consorte di colore della Storia d’Inghilterra. Il sito del mensile Focus ci ricorda che il medico personale di Carlotta, Christian Friedrich Stockmar, ne fece una descrizione quando ormai la Regina era piuttosto in là con gli anni, definendola “piccola e storta, con un volto dai lineamenti marcatamente mulatti”.

Nel 1997, riporta Storica National Geographic, lo storico Mario de Valdes y Cocom sostenne che i ritratti di Carlotta sarebbero la prova inconfutabile della sua ascendenza africana. In particolare quello del 1762, realizzato dal pittore scozzese Allan Ramsay, il quale avrebbe riprodotto fedelmente i presunti tratti africani della sovrana, senza tentare di nasconderli, come avveniva di frequente, dietro ai canoni della bellezza europea di quell’epoca. “Spesso gli artisti di quell’epoca ridimensionavano, attenuavano o cancellavano tratti indesiderati sul volto del soggetto”, puntualizzò Valdes, citato dal Guardian. “Sir Allan Ramsay dipinse la maggior parte dei ritratti della Regina e le sue rappresentazioni erano decisamente africane”. Lo storico è convinto che l’artista, al contrario, volesse mettere in evidenza le presunte caratteristiche africane di Carlotta per uno scopo politico, una sorta di protesta contro la piaga della schiavitù.

L’amante del Re

Secondo la teoria di Mario de Valdes y Cocom Carlotta sarebbe stata una discendente della famiglia reale portoghese, più precisamente del ramo africano della dinastia, attraverso Margherita de Castro e Sousa, figlia di Re Alfonso III e dell’amante africana Madragana.

Quest’ultima, stando a quanto riporta Sky History, sarebbe stata una delle figlie del governatore di Faro, la città che nel 1249 venne presa dai portoghesi nella fase della “Reconquista”.

La ricostruzione, però, presenta non pochi problemi: negli archivi reali, infatti, non esisterebbero documenti relativi all’albero genealogico della regina Carlotta. Nulla che possa confermare o smentire la teoria di de Valdes y Cocom.

Inoltre lo storico portoghese Duarte Nunes de Leão (1530 circa-1608), citato da Storica National Geographic, chiarì che Madragana sarebbe stata nordafricana, ma non ci sarebbero prove sul fatto che avesse la pelle scura. In effetti nessuno conosce il vero background etnico, culturale e religioso della presunta antenata della sovrana d’Inghilterra e attualmente non vi è modo di verificare le varie ipotesi.

In ogni caso la distanza cronologica tra la presunta amante di Alfonso III e la regina Carlotta è di circa cinque secoli e “quindici generazioni”, sottolinea ancora Storica National Geographic. Troppe perché i (presunti) tratti africani non si disperdano progressivamente, incidendo sempre meno man mano che si avvicendano le generazioni di una stessa dinastia.

Per alcuni neppure il ritratto del 1762 servirebbe a dare credibilità alla tesi delle origini africane di Carlotta: “Per la verità non riesco a vederli”, ha dichiarato al Guardian Desmond Shawe-Taylor, Surveyor of The Queen’s Pictures (responsabile dei ritratti reali nel Royal Collection Department della Casa reale) dal 2005 al 2020, riferendosi ai presunti tratti africani della Regina nel dipinto. “Abbiamo una versione dello stesso ritratto. La guardo spesso, ma non mi è mai venuto in mente che potesse avere tratti africani. Può darsi che l’ascendenza ci sia e non è impossibile che si riflettesse nei suoi lineamenti, ma io non riesco a vederla”.

Shawe-Taylor ha messo in rilievo un dettaglio di non poco conto. Verso la fine del suo regno Carlotta venne osteggiata dal suo popolo. Iniziarono, così, a circolare delle caricature, alcune conservate al British Museum. Tuttavia, ha precisato l’esperto, “nessuna di queste la ritrae con [tratti] africani e si potrebbe immaginare che lo avrebbero fatto se avesse avuto origini africane visibili. Si sarebbero divertiti un mondo se le avesse avute”.

Il ragionamento non è affatto campato in aria: purtroppo lo scherno prende di mira molto spesso ciò che appare diverso, strano, fuori dal comune, banalizzandolo, criticandolo, ridicolizzandolo in modo impietoso, per emarginarlo, ribadendo la superiorità di ciò che rispecchia il canone. Gli autori di queste caricature difficilmente si sarebbero fatti sfuggire l’occasione di accentuare l’eventuale ascendenza nordafricana di Carlotta.

Carlotta e i Windsor

“Se [la regina Carlotta] fosse stata di colore, ciò avrebbe sollevato importanti ipotesi non solo sulla nostra royal family, ma su quelle della maggior parte d’Europa, visto che i discendenti della regina Vittoria sono sparsi in gran parte delle famiglie reali d’Europa e oltre”, ha dichiarato la Guardian la storica Kate Williams. “Se classifichiamo Charlotte come di colore, allora la regina Vittoria e tutta la nostra famiglia reale fino al principe Harry sono anch’esse di colore. Un concetto molto interessante”. In realtà, però, dovremmo tenere conto del già citato discorso sulla distanza cronologica tra Carlotta e i reali moderni.

Lo scrittore Hugo Vickers, infatti, ha chiarito: “La nostra royal family sarebbe minacciata se venisse dimostrato che ha antenati africani? Non penso affatto. Non vi sarebbe alcuna vergogna. La teoria non mi convince, ma anche se fosse vera a questo punto l’intera questione sarebbe così diluita da non avere più alcuna importanza per la nostra royal family. Non dimostrerebbe che sono effettivamente neri”.

Storicamente inaccurato?

La regina Carlotta, poi, non nascose la sua ferma contrarietà alla schiavitù. Ciò, unito alle sue presunte origini africane, l’ha resa un simbolo della lotta per la libertà soprattutto oggi, in concomitanza con l’eco del successo di “Bridgerton”. Molti storici, però, rimangono piuttosto scettici riguardo alle teorie di Mario de Valdes y Cocom.

In mancanza di ulteriori informazioni è quasi impossibile sapere chi fossero davvero gli antenati della sovrana. Gli autori della serie Netflix hanno fatto una scelta narrativa che privilegia l’ascendenza africana, riaccendendo il dibattito sulla figura di Carlotta. D’altra parte, però, “Bridgerton” è stato più volte definito un prodotto storicamente inaccurato, soprattutto perché mostra una molteplicità etnica che non trova alcuna corrispondenza nella realtà storica dell’alta società del periodo descritto.

A tal proposito il Guardian scrive: “Nel XVIII secolo c’erano tra le diecimila e le ventimila persone di colore in Gran Bretagna, ma quelle ricche erano pochissime. Erano perlopiù uomini, per la maggior parte marinai, soldati nella Guerra d’Indipendenza americana a cui era stata promessa la libertà in cambio della lotta per gli inglesi, o domestici che lavoravano nelle case dei bianchi”.

Gli autori della serie hanno chiarito di aver dato maggiore risalto alla

fiction, alle dinamiche tra i personaggi. Questo, però, aprirebbe un ulteriore dibattito sull’equilibrio tra fantasia e rigore storico, che alcuni vedono, erroneamente, in antitesi nello sviluppo di una narrazione.

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