- Il punto non è chiedersi se Vannacci abbia fatto bene o meno a lasciare la Lega. Il punto è chiedersi: ne avevamo davvero bisogno?
- Mi spiego. Credo che gli elettori di centrodestra siano abbastanza statici nelle loro preferenze. Da vent’anni circa votano sempre le stesse tre aree politiche: i liberali di Forza Italia, i leghisti e i destri, che un tempo votavano AN e poi sono passati a FdI. In questo schema, la maggioranza silenziosa favorisce oggi il leader di uno, domani il leader dell’altro partito. Ho i miei dubbi — ma potrei sbagliarmi — che ci sia spazio per un altro partito alla destra della destra.
- E comunque un po’ di ragione ce l’ha Salvini nel dire che Vannacci aveva promesso quel minimo di lealtà che, va detto, alla fine non ha dimostrato.
- In bocca al lupo al generale, comunque.
- Il riassunto migliore, alla notizia dell’addio di Vannacci, l’ha fatto un ascoltatore al Tg delle 20: “È nato un nuovo partito? N’antro?”.
- Qualcuno mi ha fatto notare: ma come mai Maurizio Landini, sempre così attento ai diritti dei lavoratori e agli infortuni sul lavoro, non finisce sulle prime pagine per difendere quel lavoratore, il poliziotto Alessandro, preso a martellate a Torino?
- Ieri, a Quarta Repubblica, un giornalista presente agli scontri di Torino ha spiegato che, poco prima dell’esplosione delle proteste, una signora ben vestita, borghese, è andata dai poliziotti a dirgli: “Oggi facevate meglio a mettervi in ferie”.
Questo a dimostrazione che chi è sceso in quella piazza prima degli scontri — che tutti sapevano ci sarebbero stati — se non è connivente, come minimo ha tollerato, sabato come in passato, le violenze dei “bravi ragazzi” di Askatasuna.