Berlusconi: Quirinale ostile. Illuso chi pensa di fermarmi

Il Cav: "Ipocrita dire che è una questione criminale e non politica". Intanto il Pdl ha raccolto le dimissioni di deputati e senatori per presentarle alla vigilia del voto sulla decadenza

Berlusconi: Quirinale ostile. Illuso chi pensa di fermarmi

Difficile raccontare lo stato d'animo di un Silvio Berlusconi che ormai da giorni non nasconde le sue perplessità su un Quirinale considerato ormai apertamente ostile. La tensione, infatti, non è mai stata alta come in queste ultime 48 ore e quando da Giorgio Napolitano è arrivata la durissima risposta alla decisione del Pdl di dimettersi in massa dal Parlamento, il commento del Cavaliere è stato colorito ai limiti dell'irripetibile.

Un'incomprensione, quella tra l'ex premier e il capo dello Stato, che ormai non è più solo politica, ma umana e personale. Con Berlusconi che pare piuttosto convinto che il Colle si stia ritagliando un ruolo attivo in quello che il leader di Forza Italia definisce senza mezzi termini un «disegno eversivo» per farlo fuori dalla scena politica. Non è un caso che, dopo aver incontrato il Cavaliere a Palazzo Grazioli, la risposta dei capigruppo di Camera e Senato alla presa di posizione del presidente della Repubblica sia violentissima. «La definizione di “colpo di Stato” e di “operazione eversiva” non è “inquietante” come sostiene il Quirinale ma assolutamente realistica e pienamente condivisibile», mettono nero su bianco Renato Brunetta e Renato Schifani formalizzando un corto circuito istituzionale che non era mai stato tanto forte. Tra Napolitano e il Pdl, infatti, la rottura è totale. Anche perché alle parole del Colle arriva una risposta netta: andare avanti con la raccolta delle dimissioni in bianco sia alla Camera che al Senato con oltre il 90% dei parlamentari che a sera le ha già sottoscritte.

Il Berlusconi che resta per tutto il giorno chiuso a Palazzo Grazioli, dunque, è per nulla di buon umore e deciso ad andare fino in fondo. Se non ho garanzie sulla non retroattività della legge Severino – è il senso dei ragionamenti del Cavaliere – dal 4 ottobre (giorno del voto della Giunta delle immunità del Senato) i parlamentari del Pdl saranno tutti decaduti. E se Letta vuole cercare altre maggioranze, magari con i grillini, si accomodi pure. Una posizione netta, con l'ex premier che è durissimo verso il capo dello Stato. Pubblicamente tace, ma nelle sue conversazioni riservate Berlusconi non ci gira troppo intorno. Non mi sono mai illuso fosse super partes – è quel che va dicendo da giorni in privato – ma adesso mi pare abbia perso la testa. E ancora: «È chiaro che la mia è una questione politica e non certo una vicenda criminale. Che il Quirinale questo continui ad ignorarlo è da vigliacchi». Insomma – insiste il Cavaliere - sarebbe decisamente più dignitosa una presa di posizione chiara del Colle contro di me, così da non lasciare più dubbi. Perché «non è più il tempo delle ipocrisie», ora «siamo arrivati al momento della verità».

Al momento, insomma, la sensazione è che il muro contro muro sia arrivato quasi al punto di non ritorno. Difficile, infatti, recuperare un dialogo quando i canali di comunicazione sono completamente interrotti al punto che ogni presa di posizione del Colle o di Palazzo Chigi viene seguita da una batteria di controrepliche stizzite. Ce n'è per Napolitano, con gli affondi di Daniela Santanché che ricorda come non sia «eletto dal popolo» ma «nominato da segreterie politiche» e che lo invita a smetterla con le «lezioni di democrazia». Ma pure Daniele Capezzone non lesina affondi, non solo per il capo dello Stato ma pure per Letta che oggi «si mostra stupito come fosse Alice nel paese delle meraviglie».