Quando la democrazia diventa raggiro

Se non possiamo permettere ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, perché con le preferenze vincono le mafie e le clientele, allora a che serve la sovranità popolare?

Scusate, ma qui siamo alla follia: se non possiamo permettere ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, come prevede la Costituzione, perché con le preferenze vincono le mafie e le clientele, allora a che serve la democrazia, cioè la sovranità popolare? Se neghiamo l'esercizio del voto nel nome della sua degenerazione, se la libera scelta del cittadino sovrano si presume viziata dalla compravendita del voto, a che pro votare? E a che serve un Parlamento di mille replicanti quando basterebbero i venti che decidono le liste?

Non sostengo affatto chi scopre ora le preferenze per meschine ragioni di bottega. So bene che gente è venuta fuori con le preferenze: nel complesso non migliore, ma neanche peggiore, in media, dei parlamenti di nominati. Ma una democrazia che rinuncia a se stessa per paura della malavita e della malapolitica ha cessato d'esistere. Sul piano pratico, concordo da tempo con Angelo Panebianco, l'unica soluzione realista è il collegio uninominale, cioè come votavamo al Senato. Un solo candidato a partito e amen; e tu scegli se votare secondo partito o secondo persona. Invece così voti solo al leader o al partito. Ma allora non è meglio eleggere direttamente il leader, anziché fingere di scegliere i nostri rappresentanti? Più si va avanti e più mi convinco che la libertà è un bene insostituibile ma il suffragio universale è un solenne raggiro e la democrazia una finzione oscena che non diventa dispotismo perché i veti incrociati ne assicurano l'impotenza, oltre che l'inefficacia.

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