Alfano e i ministri attaccano il Giornale. E Sallusti risponde: "Io non ho paura"

Nota congiunta con De Girolamo, Lorenzin, Lupi e Quagliarello per attaccare l'editoriale di Sallusti: "Se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi"

Alfano e i ministri attaccano il Giornale. E Sallusti risponde: "Io non ho paura"
Il ministro dell'Interno Angelino Alfano

Angelino Alfano guida la pletora dei ministri del Pdl contro il Giornale. Un attacco immotivato contro il direttore Alessandro Sallusti. Ci sono le firme di tutti e cinque. All'indomani delle repliche piccate alla crisi di governo voluta da Silvio Berlusconi, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliarello hanno seguito il vicepremier a fare la fronda al Giornale. "È bene dire subito al direttore del Giornale, per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi, che noi non abbiamo paura. Se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il nostro Movimento politico, si sbaglia di grosso - hanno dichiarato in una nota congiunta - se il metodo Boffo ha forse funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi".

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Nell'editoriale Eversivo è alzare le tasse, liberale è non farlo, Sallusti ha fatto presente ad Alfano, che ieri sera si era detto "diversamente berlusconiano" rispetto a chi in Forza Italia ha "posizioni estremistiche", che attribuire ai falchi poteri sul Cavaliere, che "ha sempre deciso di testa propria", è "un modo di esorcizzare il fallimento" dell'alleanza con il Pd. A Quagliariello, invece, il direttore del Giornale ha ricodato che non c'è nulla di eversivo "nel non volere rendersi complici di uno scellerato aumento di tasse". "Io credo che 'eversiva' sia stata la decisione di Letta e del Pd di alzare le tasse e non onorare i patti di maggioranza", ha continuato Sallusti ribattendo a chi lamentava la mancanza di collegialità nelle decisioni che spetta sempre al leader farlo dopo averne parlato a lungo coi vertici del partito. "Del resto - ha concluso il direttore - la decisione di Berlusconi è perfettamente in linea con quella di dimettersi, liberamente presa in precedenza, da tutti i parlamentari. Cosa immaginavano? Di uscire dal Parlamento e restare al governo a mettere su tasse?". L'editoriale non è piaciuto ad Alfano e ai ministri chiamati in causa. Tuttavia, anziché replicare sui contenuti, hanno scritto una nota preventiva per attaccare il Giornale. "È bene dire subito al direttore, per il riguardo che abbiamo per la testata che dirige e una volta letto il suo articolo di fondo di oggi, che noi non abbiamo paura - si legge nella nota - se pensa di intimidire noi e il libero confronto dentro il no stro movimento politico si sbaglia di grosso". Quindi, i ministri dimissionari del Pdl hanno concluso con un attacco personale: "Se il metodo Boffo forse ha funzionato con qualcuno, non funzionerà con noi che eravamo accanto a Berlusconi quando il direttore del Giornale lavorava nella redazione che divulgò informazioni di garanzia al nostro presidente, durante il G7 di Napoli nel 1994". "Se intende impaurirci con il paragone a Gianfranco Fini, sappia che non avrà case a Montecarlo su cui costruire campagne", hanno aggiunto ad una voce i cinque ministri pidiellini piccati probabilmente dal passaggio dell'editoriale in cui Sallusti si è chiesto se i cinque ministri ventilano un futuro fuori da Forza Italia "sulle orme di quel genio di Gianfranco Fini".

A stretto giro è arrivata la replica del direttore del Giornale che si è detto "allibito" per la reazione di Alfano e dei ministri dimissionari. "Neppure io ho paura", ha comunque fatto sapere Sallusti ricordando ai cinque esponenti del Pdl di aver "già pagato con la detenzione squallide minacce alla libertà di espressione".

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