Letta e il Colle al mercato dei voti

Si cercano parlamentari pronti a tradire per il governicchio. Spunta l'ipotesi Saccomanni

Letta e il Colle al mercato dei voti

Il voto come una bestemmia, le elezioni come un sacrilegio. È paradossale, ma ormai la democrazia in Italia viene trattata come un'eresia. Non solo non è più di moda, ma a pensarci troppo si fa peccato. Provate a parlare di voto al Quirinale e rischiate la scomunica. Napolitano e Letta, infatti, pur di non andare al voto sono disposti a tutto, anche a elemosinare l'appoggio del primo parlamentare che passa. Tutto questo in cambio di promesse per un futuro politico senza incertezze. Ora questa manovra di trasformismo porta un nome più elegante. Lo chiamano scouting. L'ha inventato Bersani e non gli ha portato molta fortuna. Ma Napolitano ed Enrico Letta non sono superstiziosi. Lo scouting non ha a che fare con bambini vestiti da soldatini verdi e neppure con il lavoro dei cacciatori di teste nelle grandi aziende. È invece il reclutamento di deputati, e ancora di più di senatori, pronti a immolarsi per salvare la patria, la stabilità e la legislatura, votando mercoledì per Letta. Il prezzo di tale sacrificio è non perdere la poltrona e mantenere lo stipendio. Obiettivamente c'è a chi va peggio.

Dove si è messa a fare scouting la strana coppia? Dove mirano Napolitano ed Enrico Letta? Naturalmente in casa Berlusconi. La prima speranza è che il Cavaliere perda i pezzi, giocando sull'opportunismo, che altri chiamano moderazione, dell'area cattolica e vitellina del vecchio Pdl e nei dubbi dei nuovi cattolici, meglio se con un passato radicale. È così che tentano di convincere al grande passo i Lupi, i Quagliariello, le Lorenzin o chi per loro. L'importante è imbarcare mani buone per ogni pulsante. D'altra parte tutto questo rientrava già nei progetti di Enrico Letta. Il premier in decadenza si stava muovendo per spaccare il Pdl, magari con l'idea che si creasse un partito nuovo insieme a Scelta civica e gli eterni frammenti del centro. Un partito satellite del Pd, che permetta a lui e al Pd di governare almeno fino al 2018. L'accelerazione di Berlusconi è servita anche a bloccare il piano del premier, richiamando i ministri dal governo vuole valutare anche gli uomini su cui può ancora contare. Si vedrà quanto sarà numerosa la fuga verso Enrico Letta, una cosa però è indiscutibile: finora chi ha scelto di scappare verso questo centro vuoto, dopo essere stato usato, vi ha trovato solo illusioni. Per poi magari accorgersi che la sua carriera politica era priva di voti e di sostanza. Vi ricordate Fini? E Casini? Ecco, avanti i prossimi. Finora il centro è stato solo il cimitero degli inciucisti.

Tutto questo avviene scommettendo sull'autorità morale di Napolitano e le preghiere di Enrico Letta. Il presidente della Repubblica ha fatto già sapere che prima di arrendersi allo scioglimento della Camere farà carte false e proverà tutte le strade. Se, infatti, il premier dovesse fallire la sua raccolta di voti, allora Napolitano, pur di evitare le elezioni, avrebbe già pronta la carta di riserva: un governo di scopo guidato da Saccomanni. È da vedere se ce la farà, in ogni caso sarà comunque un disastro.
Sì, perché siamo nell'area degli esperimenti. Roba in cui la democrazia si sintetizza in laboratorio o si programma a tavolino. Mettiamo quindi che le diavolerie da dottor Frankenstein della strana coppia si realizzino, che succede? Che governo sarà? Un governo di rattoppi, sotto schiaffo e ricatto dei grillini spuri, con una politica economica serva dei burocrati di Bruxelles e costretta a cercare in Parlamento ogni santo giorno l'ossigeno per la sopravvivenza. Il risultato sarà un governo zombie, un morto che cammina, incapace di fare riforme o leggi fondamentali, non in grado di tagliare la spesa pubblica, perché la sua ragione sociale sarà di non scontentare nessuno, e pronto ad andare avanti a colpi di tasse. Un governo dove gli italiani saranno costretti a impiccarsi senza neppure poter dire la loro. A questo punto finiranno per favorire lo stesso Berlusconi, che si potrà presentare alle elezioni, che prima o poi ci saranno, come un liberatore.

di Salvatore Tramontano