Alfano manda più agenti: "Sono qui e resteranno qui"

Il vicepremier in visita nel capoluogo lombardo annuncia l'invio di 140 uomini: "Se non si è liberi dalla paura non si è cittadini liberi"

Alfano manda più agenti: "Sono qui e resteranno qui"

Nemmeno fosse stata la sceneggiatura di un film. Perché proprio nei minuti in cui un commando di banditi dava l'assalto alla gioielleria nella centralissima via della Spiga lanciando quattro bombe molotov per coprirsi la fuga, il ministro dell'Interno Angelino Alfano arrivava a Milano per partecipare al Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Un tavolo a cui hanno partecipato i vertici delle forze dell'ordine tra cui il comandante generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli con il vicario della polizia Alessandro Marangoni e convocato per l'emergenza scattata in città dopo che un extracomunitario irregolare aveva potuto vagare per due ore armato di piccone, uccidendo tre persone e ferendone gravemente altre due. E proprio nei giorni in cui i dati della questura confermavano che a Milano nell'ultimo anno le rapine in casa sono aumentate del 52 per cento, quelle nei negozi del 30 e per strada sono passate da 2.433 a 2.560. Non proprio una città sicura, come continua a ripetere il sindaco Giuliano Pisapia e come ha confermato l'assalto di ieri alla gioielleria messo a segno a poche centinaia di metri da una prefettura blindatissima da poliziotti e carabinieri che proprio in quei minuti aspettavano l'arrivo di Alfano.

Arrivato a Milano a confermare non solo l'invio di 140 uomini delle forze dell'ordine, ma soprattutto che il trasferimento non è temporaneo perché «sono qui e resteranno qui. Non sono una goccia nel mare, ma un rafforzamento molto serio del presidio territoriale. È quanto potevamo e dovevamo fare e i risultati arriveranno presto». Un intervento insolitamente tempestivo, riconosciuto dallo stesso Pisapia che ha ringraziato Alfano e dal governatore della Lombardia Roberto Maroni che ha rivelato la decisione del ministro di insediare un tavolo di lavoro per stendere un nuovo Patto per la sicurezza. E tornando un po' ai tempi del Viminale, spiega che il nuovo protocollo dovrà prevedere «la creazione di un sistema informatico comune tra il ministero e tutte le forze dell'ordine che faciliti l'identificazione dei delinquenti, l'interconnessione tra le sale operative e una maggiore collaborazione per contrastare l'immigrazione clandestina». Un impegno che Alfano, al cui fianco sedeva il prefetto Camillo Andreana, ha garantito non durerà solo in questi giorni di emergenza. Perché «se non si è liberi dalla paura, non si è cittadini pienamente liberi». E, in questo momento, c'è da dire che la situazione a Milano non è delle migliori. Soprattutto dopo che appena eletto Pisapia ha mandato via i militari destinati alle pattuglie. «Per le scelte ideologiche del sindaco e della sua giunta - ha attaccato ieri l'ex ministro della Difesa Ignazio La Russa che aveva ideato l'Operazione strade sicure - Milano non avrà uomini in divisa di pattuglia per strada a piedi nei quartieri a rischio e potrà continuare a utilizzare solo i militari già presenti nei presidi fissi come ambasciate e chiese».

E, intanto, i parlamentari del Pd Andrea Marcucci e Michele Anzaldi hanno chiesto che «il ministro dell'Interno venga a riferire urgentemente in Parlamento sul susseguirsi di rapine nei centri delle nostre città. Da dove vengono le armi da guerra che sono state utilizzate anche nell'assalto alla gioielleria di via della Spiga?». Nessun accenno, ovviamente, al fatto che ad amministrare Milano siano Pisapia e una giunta di sinistra. Mentre, ovviamente, ben diverso atteggiamento è riservato dai soloni della sinistra a Gianni Alemanno, quando gli stessi fatti di cronaca succedono a Roma.

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