Allarme casa, il Nord Est adesso non compra più

Nel 2011 frena il mercato immobiliare. Con la crisi sofferenza per gli acquisti soprattutto nel Settentrione

Allarme casa, il Nord Est  adesso non compra più

Il settore è per ora soltanto sfiorato dalla crisi. Non travolto. Ma sintomi di cambiamento iniziano a comparire, e infatti gli operatori immobiliari guardano con attenzione i nuovi dati di uno studio dell’Agenzia del territorio in collaborazione con l’Abi, l’Associazione bancaria italiana: il volume di compravendite di abitazioni nel 2011 in Italia è diminuito del 2,3%, con 62 milioni di metri quadri venduti (-1,5).

Sono solo segnali, appunto, non allarmi. Ma questi indizi indicano una decisa sofferenza del Nord, e in particolare del nord est: è questa, secondo lo studio, l’ area dove si registra il maggior calo delle compravendite (-3,4% rispetto al 2010). E analizzando i redditi medi delle famiglie italiane (poco al di sotto dei 42mila euro l’anno) la ricerca sottolinea una difficoltà maggiore al Settentrione. «Sembra che a pagare maggior pegno alla recessione - scrive l’Abi - siano state le famiglie settentrionali, con un reddito oggi inferiore del 4,8% rispetto al punto di picco individuato, mentre le famiglie del resto d’Italia hanno limitato le perdite dal punto di picco ad un 2-2,5%». Come punto di picco si intende il momento in cui la media dei redditi familiari in Italia ha toccato il livello più alto, nel primo semestre del 2008. Scrive ancora l’Abi che, pur con stipendi medi normalmente inferiori almeno del 34% rispetto al Nord, le famiglie meridionali in questo momento «presentano in media le migliori condizioni di accesso all’acquisto di una abitazione».

Si tratta quindi per ora di avvisaglie, primi sintomi. Ma nonostante la tenuta ancora provata del mercato immobiliare italiano, «più solido di quello di altri Paesi», è importante «tenere un occhio sulle tendenze del mercato - commentava alla presentazione del rapporto il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani - perché le bolle speculative possono causare crisi finanziarie sistemiche».

Su scala nazionale, il 2011 non è stato un anno di brusca frenata per gli acquisti e le vendite di immobili. La flessione (leggera) non è stata per esempio affiancata dal crollo dei prezzi. Secondo l’Abi, il valore di denaro circolante è sostanzialmente stabile (-0,4%), 101,8 miliardi, e il costo degli appartamenti non si sta abbassando. La quotazione media ha raggiunto i 1.584 euro al metro quadro, in leggero aumento (0,7%). Cifre che sembrerebbero schizofreniche rispetto ai 130mila posti di lavoro che si teme andranno persi nel 2012, ai suicidi giornalieri di imprenditori al lastrico.

Ma per la casa si continua a spendere e a indebitarsi, anche se con meno facilità rispetto al passato, e con differenze tra grandi città e piccole provincie. Come se la casa di proprietà fosse un’illusione che ancora resiste, forse l’ultima rimasta viva. Il costo medio di un’abitazione in Italia è di circa 160mila euro, corrispondente a «quasi quattro anni di stipendi medi». Secondo la ricerca si tratta di un prezzo accessibile: oggi «poco più della metà delle famiglie italiane può accedere all’acquisto di una abitazione», sostiene l’Abi. Ma il rialzo dei tassi di interesse ha portato a un aumento della rata di circa 40 euro al mese. Una famiglia media paga 698 euro. Il numero dei nuovi mutui è diminuito del 4,5%, anche questo un indizio non grave ma tenuto d’occhio. La prospettiva di pagamento medio è di 23 anni e 5 mesi.

Nelle grandi città il mercato residenziale sembra non risentire della crisi, ed è stato anzi nel 2011 più vivace rispetto al 2010. Da Roma a Milano a Palermo, l’andamento ha segnato un aumento del 2,4%. Si è venduto e comperato moltissimo soprattutto a Torino (+6,9) e a Firenze (+6). Il fatturato nelle otto grandi città italiane è cresciuto del 3,2%. Il record dei costi va a Firenze, con 313mila euro medi, addirittura più di Roma, con una media di 300mila. Ma questa anomalia si spiega con il boom degli acquisti di monolocali nella Capitale, aumentati di oltre il 18%.

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