Altre due scuole occupate a Milano: nuova ondata di rivolte contro il governo

Gli studenti sono contrari alla meritocrazia promossa dal governo e per dimostrarlo occupano le scuole: "presi" il liceo Manzoni e Boccioni di Milano

Altre due scuole occupate a Milano: nuova ondata di rivolte contro il governo

Nuova ondata di occupazioni nelle scuole di Milano. In queste ore è arrivato l'annuncio che sono stati occupati anche i liceo Manzoni e Boccioni, dopo il Correnti e il Tito Livio. Una fattispecie che preoccupa per le implicazioni, considerando che nella maggior parte dei casi queste azioni vengono coordinate dall'esterno dai centri sociali e dai gruppi dell'estremismo di sinistra, che cercano di fare proseliti nei ragazzini influenzabili e suggestionabili alle rivolte.

Con l'ennesimo comunicato stampa pieno di frasi roboanti ma, nei fatti, prive di significato, gli studenti del liceo Manzoni hanno annunciato che l'occupazione viene effettuata perché la scuola "vive in una continua apprensione volta alla valutazione e alla continua ricerca dell’eccellenza; purtroppo, però, questa realtà non si limita solamente alla nostra scuola, si tratta piuttosto di un problema strutturale, del quale il malessere scolastico è solo un riflesso". In sostanza, gli alunni non amano si parli di meritocrazia: "L’attuale Governo ha preferito agli investimenti economici e culturali per la scuola una politica volta ad accentuarne i caratteri meritocratici e valutativi, evidenziando le disuguaglianze tra noi studenti".

Vorrebbero forse tornare al 6 politico per tutti e lo dimostrano quando dicono che "la scuola deve essere un luogo libero dalle dinamiche classiste e discriminatorie che viviamo in tutti gli altri ambiti della società e raccontare la favola della meritocrazia è solo un modo per giustificare le profonde disuguaglianze che ancora oggi caratterizzano la scuola e la società italiane". Senza davvero aver colto il senso della parola "merito", sobillati dalla propaganda dell'estremismo di sinistra che utilizza i giovanissimi a suo uso e consumo, come si è visto negli scontri di piazza degli ultimi tempi, gli studenti hanno deciso di occupare.

Lo fanno per "smettere di essere spettatori e spettatrici della società e diventarne invece protagonisti/e; l'autorganizzazione dello spazio scolastico ci permette di portare avanti la nostra idea di scuola e riappropriarci del nostro tempo". L'occupazione fatta dal liceo Einstein di Torino qualche settimana fa, con la scusa dell'autogestione, prevedeva laboratori contro il 41 bis e di anitifa-boxe. Se è questo ciò che gli studenti hanno in mente come "idea di scuola", allora confermano che esiste una necessità di rinnovamento. Ma nella direzione opposta a quella da loro intrapresa.

E con la solita attitudine ai minestroni ideologici, ecco la conclusione del comunicato: "Ci auspichiamo che questo sia l’inizio di una forte presa di posizione contro un futuro già scritto e deciso, fatto di precarietà, guerra e devastazione climatica".

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