Non starà alla finestra. «Presto - spiega al Giornale Matteo Renzi - presenterò una denuncia in procura, perché anch'io sono stato e sono vittima di un'infame campagna di dossieraggio». E ancora: «Andrò fino in fondo. In Italia, ormai mi pare evidente, ci sono casi di commistione malata, anzi tossica, fra pm, finanzieri, giornalisti».
I riferimenti all'attualità si sprecano, a cominciare dalle incredibili evoluzioni della vicenda Striano, con la fabbricazione a tavolino di report che venivano commissionati al finanziere, a quanto emerso finora, da giornalisti schierati e poi esplodevano nelle Procure, pronte ad alimentare inchieste devastanti contro il centrodestra, la Lega prima di tutto, ma anche contro i riformisti alla Renzi.
Lui parla alle ottocento persone corse ad ascoltarlo a Milano per l'assemblea nazionale di Italia viva. In sala, fra gli altri, c'è il sindaco della metropoli Beppe Sala, il suo assessore Emmanuel Conte e poi Marianna Madia, Benedetto Della Vedova, Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che lascia il Pd e passa con Italia Viva. Renzi disegna un soggetto nuovo, una Margherita 4.0, una «casa riformista», come la chiama lui, e tocca tutti punti infiammati nella politica internazionale e in quella italiana.
«Trump non è come Maduro», è il messaggio più forte e dirompente che lancia. A quelli della Cgil devono fischiare le orecchie. Nel dialogo con il Giornale è ancora più serrato ed esplicito: «Se dico che Trump non è come Maduro, allora significa che Trump ha fatto bene a buttare giù il dittatore. E se qualcuno mi obietta che
così salta il diritto internazionale, io rispondo che il primo a violare le norme della convivenza è stato proprio Maduro. Mi spiace, ma su questo punto non accetto lezioni da nessuno: io critico Trump, sono assai severo sulla sua politica economica ed ancora di più sui dazi, ma non sul versante dell'ingerenza umanitaria. E poi gli americani l'hanno sempre fatto: a suo tempo, trentasei anni fa, portarono via da Panama Noriega e pure con la benedizione del Vaticano».
C'è stata e c'è in un pezzo della sinistra «un'ubriacatura» - Renzi utilizza proprio questo vocabolo - una deriva pro Pal e antisemita che lascia sbalorditi. «Una donna intrisa di ideologia, Francesca Albanese, ha osato mettersi sullo stesso piano e attaccare un gigante del pensiero come Liliana Segre. Inammissibile. Io da Milano voglio ribadire con forza che noi stiamo dalla parte di Liliana, che quello che ha sofferto Liliana Segre è un monito per questo Paese e per le future generazioni».
Non basta. «E poi - aggiunge l'ex premier - se noi dobbiamo dire quale è stato in questi venticinque anni il pericolo numero uno, dobbiamo riconoscere che è stato l'estremismo islamico.
La minaccia esistenziale al pianeta in questo quarto di secolo non è arrivata dal climate change o dall'intelligenza artificiale, ma dall'estremismo che ha distrutto le Torri Gemelle, poi ha devastato l'Europa: Parigi, Nizza, Barcellona, Londra, le città tedesche. L'Iran è il simbolo di tutto questo. L'Iran con le tre H, i tentacoli della teocrazia: Hamas, Hezbollah, Houthi. E nessuno come Hamas ha ucciso tanti palestinesi». Quelli che
scioperano un giorno si e l'altro pure per Gaza sono avvisati.
Anche per evitare incroci pericolosi e battaglie di retroguardia, Renzi immagina un soggetto sganciato dal Pd, un contenitore dei riformisti che metta insieme Italia viva, e nelle sue intenzioni, altri soggetti: «Dobbiamo aprire le porte e dialogare con altri segmenti della sinistra, con i sindaci e con chi non crede più in questo Pd». Ma attenzione, l'acrobatico ex premier non vuole aprire un altro fronte. Anzi: «Schlein ha spostato il Pd a sinistra, noi occupiamo lo spazio che è libero al centro, ma l'obiettivo è sempre lo stesso: portare l'opposizione al Governo e mandare Giorgia Meloni dove noi siamo adesso. Dobbiamo unire tutte le forze del centrosinistra: noi, il Pd, e anche i 5 Stelle», che su Ucraina e Iran votano il contrario esatto di quel che predica Renzi. Sono le giravolte delle coalizioni.
Lui striglia l'Europa: «Dovrebbe essere un soggetto attivo. Ma non ci crede più». Poi cita Papa Ratzinger - «C'è un odio di sé dell'Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico».
E col Giornale vira sulle campagne di disinformazione che hanno avvelenato in questi ultimi anni la vita pubblica del Paese: «È intollerabile.
Va bene il giornalismo d'inchiesta, ma non a richiesta. Non possono essere i cronisti a suggerire i dossier. Si fa un gran parlare della separazione delle carriere. Ma sarebbe più urgente separare i pm, certi pubblici ministeri, dai giornalisti».