Prende il via in commissione antimafia il filone che vuole fare chiarezza sulle infiltrazioni della criminalità organizzata all’interno dei partiti politici. Era stata la premier Meloni a lanciare l’appello alla Presidente Chiara Colosimo dopo le accuse che le sono state rivolte per un selfie di oltre sette anni fa con un pentito del clan Senese, Gioacchino Amico, e dopo il caso dell’ex sottosegretario al ministero della Giustizia Andrea Delmastro.
A esprimersi in modo netto è proprio la Colosimo: “Dobbiamo essere più duri degli altri. Ora, non è che si può chiedere la carta di identità a chi ti chiede un selfie ma devi sapere chi frequenti e chi fai entrare nel partito. Siamo una generazione che si richiama a Paolo Borsellino, lo abbiamo rivendicato tante volte e quindi non possiamo permetterci leggerezze. Se i nostri dirigenti hanno sbagliato, devono fare mea culpa, perché non è nelle nostre corde e non ce lo possiamo consentire. Però mi aspetto lo stesso atteggiamento da tutti i partiti. Se devo fare un'analisi, vedo che troppo spesso tutti si occupano dei casi che riguardano gli altri e non dei propri. E questo non fa bene alle istituzioni, perché mina la credibilità del lavoro che si fa. Succede che l'antimafia si indebolisce. È su questo che casca l'antimafia: sul fatto che la fai solo quando non ti riguarda. Invece deve valere sempre. L'antimafia o la fai sempre oppure non la fai".
A presiedere il comitato è il senatore Salvo Sallemi, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia a palazzo Madama: “Il Comitato farà piena luce sulle possibili e tentate infiltrazioni mafiose all’interno dei partiti politici di qualsiasi schieramento. L’intenzione è quella di condurre un approfondimento serio, documentato e scevro da qualsiasi logica di appartenenza.
La delicatezza e l’importanza del tema ci richiamano al massimo rigore e occorre che tutta la politica e le Istituzioni sappiano dare da argine e contrasto a subdoli tentativi criminali di condizionare la vita democratica dei partiti”.