La sinistra in panne

Attacchi gratuiti e giudizi sommari nella speranza di eliminare l'avversario

Deputati del Pdl durante le votazioni nell'Aula della Camera

Roma - «Siete impresentabili». Un giudizio che potresti scrivere sul tuo blog o farti sfuggire in una cena tra amici - magari del tuo stesso colore politico, tanto per evitare discussioni rovinapasto - pronunciato tranquillamente in diretta in un programma domenicale del servizio pubblico. Parlamentari che lanciano la nuova frontiera democratica in vista delle prossime elezioni: l'ineleggibilità di Silvio Berlusconi. Un po' come adottare come strategia anti-Barcellona la richiesta di squalifica preventiva di Lionel Messi.
Il sit in di solidarietà davanti a Palazzo di Giustizia dei parlamentari del Pdl trasformato dai media - e dagli esponenti di via del Nazareno - in una sorta di caccia al magistrato, orchestrata da pericolosi black-bloc come Gianfranco Rotondi o Stefania Prestigiacomo. Le bordate ad alzo zero contro le parlamentari colpevoli di aver intonato l'inno di Mameli. Le ironie e le battute di cattivo gusto contro Renato Brunetta sdoganate come ammissibili, anche in tempi di politicamente corretto. Il trionfo di commenti intrisi di razzismo simil-etnico rispetto alla candidatura di Renato Schifani contro Pietro Grasso. Un confronto che, più o meno velatamente, viene presentato come un derby tra mafia e antimafia, senza neppure riflettere troppo su quanto infame possa essere un messaggio di questo tipo. E ancora: il tifo per le manette e l'evocazione di un via libera all'arresto del leader dello schieramento di opposizione senza neppure che ce ne sia la richiesta.

Le prove tecniche di conventio ad excludendum verso il Pdl sono dunque iniziate. E quel diploma di superiorità etica-antropologica - autoassegnato come fosse un 30 politico dei tempi del '68 - diventa una patente con cui procedere all'assalto della diligenza dei moderati, alla loro libertà di parola e di rappresentanza. Naturalmente non tutti gli elettori di centrodestra ci stanno a farsi prendere allegramente a schiaffoni in tv come nelle istituzioni. Non tutti sono disposti a essere allegramente etichettati come faccendieri grigi e trafficoni, cattivoni modello Joker o Magneto, energumeni dediti a calpestare i mendicanti sui marciapiedi o abbandonare i cani in autostrada contrapposti all'«Italia migliore». È l'idea di chiudere la seconda Repubblica e i suoi fallimenti indicando un capro espiatorio, o meglio un gregge abbruttito da sacrificare nel nome della nuova Italia. La sinistra non fa autocritica, ma sconfessa.

La reazione è scontata. E così su Twitter parte l'hashtag tormentone «impresentabilesaraitu». E in tanti si ritrovano a urlare metaforicamente la loro stanchezza per l'ultima goccia di un'ondata di prepotenza post-elettorale. C'è una parte d'Italia che si sente bollata come appestata. E non ci sta. Un risveglio di orgoglio, quindi. Ma anche lo stupore per il ritorno a vecchi stilemi - quelli del «Chi non vota a sinistra o è un ladro o è un idiota» - che sanciscono la fine del tempo in cui si provava a distinguere tra Berlusconi e il suo popolo per provare a soffiarglielo. Forse perché, come il voto ha dimostrato, quel popolo di farsi accecare dal sol dell'avvenire proprio non ne ha voglia.