L'ordine di cattura eseguito oggi non ha colpito solo l'erede di Chavez, ma ha lasciato orfana anche una variegata truppa di sostenitori nostrani, sempre pronti a scambiare una dittatura autoritaria per una "rivoluzione democratica". Dai paladini dei Cinque Stelle che un tempo sognavano l'asse Roma-Caracas, fino agli intellettuali di estrema sinistra che invocano la legalità internazionale contro gli Usa di Donald Trump, il fronte pro-Maduro si riscopre oggi nudo e pronto a inforcare le tastiere per difendere la Repubblica Bolivariana del Venezuela.
Tra quelli che hanno sempre portato la bandiera di Maduro c'è Alessandro Di Battista: era il 2019 quando, ancora volto rampante del M5s, andava in tv da Lucia Annunziata a dire che "Maduro ha una parte di popolazione che lo avversa e lo contrasta ma c'è un'altra parte che lo sostiene. L'esercito sostiene Maduro". Ma aggiungeva anche, facendosi portavoce della posizione ufficiale del M5s, che "avere una posizione neutrale è una posizione di buon senso, che non significa stare con Maduro, non l'ho mai detto". Ed è lo stesso che oggi trasforma le bombe su Caracas in un’opportunità di marketing, usando l'attacco per spingere il tour del suo libro. Ed è lo stesso che qualche anno prima portò alla Camera un convegno sul sistema bolivariano al quale partecipò anche Luciano Vasapollo, docente de La Sapienza ma anche animatore della sinistra radicale italiana, quella più a sinistra della sinistra, che non ha mai fatto misteri dei suoi rapporti con la Repubblica Bolivariana del Venezuela.
Nel 2017, invece, la schiera di ammiratori di Maduro ha visto l'ingresso ufficiale dell'ex presidente del Consiglio comunale di Napoli, quando il sindaco era Luigi De Magistris, Sandro Fucito, che come sosteneva un comunicato del "Ministerio del Poder Popular para Relaciones Exteriores" in quell'occasione "ha ribadito la sua richiesta di dialogo e di pace in Venezuela. Egli ha anche esortato le organizzazioni internazionali a riconoscere la legittima elezione dell’Assemblea Costituente in Venezuela e per rispettare la volontà di oltre 8 milioni di venezuelani". Non stupisce, il sindaco di Napoli in passato disse: "Mi piacerebbe essere ricordato come il Che Guevara di Napoli" e firmò perfino un documento a favore del "Venezuela socialista" in un centro sociale occupato di Napoli perché, disse, "dal Venezuela, e prima ancora da Cuba, arriva la proposta di un modello economico politico sociale alternativo alla logica del profitto, basato sullo sviluppo dell’essere umano e non su quello del mercato. Dal Venezuela e dai paesi dell’Alba, emerge il forte protagonismo dei movimenti popolari che hanno lottato contro la privatizzazione dei servizi e dei beni comuni e hanno eletto governi in grado di rappresentarli".
Era il 2015, l'anno in cui Di Battista organizzò il convegno alla Camera, e l'Alba è la "Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América" fondata nel 2004 da Hugo Chávez e Fidel Castro, lo strumento con cui Maduro ha cercato di mantenere il potere e l'influenza nella regione. Per gli "amici" di Maduro, l'Alba è il sogno di un'America Latina unita contro Washington. E nella lunga lista di questi "amici", in Italia, possono essere inseriti anche Fausto Bertinotti, Nichi Vendola, Gianni Vattimo, Manlio Di Stefano, tutti aperti sostenitori della rivolta bolivariana.
Diego Fusaro una volta disse: "Se Marx, Gramsci e Lenin fossero vivi ora sarebbero qui a difendere il comunista e patriota Maduro dall’aggressione americana che, come nel Cile del ‘73, punta ad abbattere un governo che resiste al capitalismo globalizzato".