Beffa di Lusi: torna in tribunale ma con la toga da avvocato

L'ex tesoriere della Margherita a un processo per un terreno conteso dai familiari in Abruzzo: l'ordine professionale l'ha reintegrato dopo la revoca dei domiciliari

Beffa di Lusi: torna in tribunale ma con la toga da avvocato

Roma - Dal banco degli imputati alla toga. L'ex senatore Luigi Lusi torna in tribunale ma da avvocato. A pochi giorni dalla revoca degli arresti domiciliari per l'ex tesoriere della Margherita accusato di aver «distratto» 25 milioni di euro dalle casse del partito creando una vera e propria contabilità parallela, il consiglio direttivo dell'ordine degli avvocati di Velletri stabilisce di reintegrarlo. Ovvero di annullare la sospensione dall'albo, decisa all'indomani del suo arresto. Una pratica istruita e chiusa a tempo di record: cinque giorni compresi il sabato e la domenica. Una decisione che farà certo discutere i colleghi togati dell'ex senatore ma non solo.

Fatto sta che Lusi non resta con le mani in mano e la mattina del 5 giugno si presenta alla corte d'Appello del tribunale dell'Aquila per un altro processo. «All'annuncio della presenza dell'avvocato Lusi in aula - racconta un testimone - presidente, cancellieri e la Corte tutta sono rimasti di stucco. Si trattava proprio di quel Lusi finito sulle prime pagine di tutti i giornali per appropriazione indebita». L'occasione è il procedimento in secondo grado di una causa civile: casus belli un terreno in Abruzzo, a Capistrello, conteso fra i figli della sorella dell'ex senatore e una famiglia del posto.

Sguardo dimesso, Lusi ha letto una memoria difensiva, ha salutato la Corte e se n'è andato. Originario proprio del paesino in provincia dell'Aquila, Lusi ha fatto parlare di sé dal 31 gennaio 2012 quando, su segnalazione della Banca d'Italia, viene iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma con l'accusa di aver sottratto tra il 2007 e il 2011 ben 13 milioni di euro (saliti poi a 25) dalle casse della Margherita a scopi personali. In particolare denaro dei rimborsi elettorali sfuggito ai controlli dei revisori dei conti perché prelevato in «piccole» quantità. Secondo l'accusa i soldi sarebbero stati trasferiti in Canada, frazionati in 90 bonifici da 148mila euro ognuno, sul conto delle società «TTT srl» e «Paradiso Immobiliare» dello stesso Lusi.

L'ex senatore, poi, avrebbe fatto rientrare il capitale investendolo in immobili a Roma e provincia, usando i parenti come prestanome e depositando il restante capitale sul proprio conto corrente. Espulso dal gruppo parlamentare, l'ex senatore, interrogato dal procuratore aggiunto Alberto Caperna e dal sostituto Stefano Pesci, si dichiara responsabile dei «prelievi», patteggia un anno di reclusione e la restituzione della metà della somma all'ex Margherita. Coimputati i commercialisti Mario Montecchia e Giovanni Sebastio nonché Diana Ferri, rappresentante legale di una delle sue società. Il 20 giugno 2012 il Senato vota la relazione Follini favorevole alla misura cautelare nei confronti del senatore indagato. Lusi si presenta al carcere romano di Rebibbia. Il 18 settembre il gip Simonetta D'Alessandro gli concede gli arresti domiciliari presso il Santuario della Madonna dei Bisognosi in località Rocca di Botte, Pereto, l'Aquila. Il 24 maggio, nel corso di una nuova udienza, la quarta sezione di piazzale Clodio ritiene, alla luce dell'istruttoria dibattimentale, che non sussistono più le esigenze di custodia.

«Sono commosso» il commento dell'ex senatore che dovrà rispondere anche di calunnia nei confronti dell'ex presidente della Margherita ed ex sindaco di Roma Francesco Rutelli. Per la cronaca, la moglie di Lusi, Giovanna Petricone, coinvolta nella stessa indagine, ha patteggiato davanti al gup una pena di un anno di reclusione.