Berlusconi avverte la sinistra: così rischiate di sfasciare tutto

Il leader Pdl polemico su Zanda: "E questa sarebbe la pacificazione? Non reagiremo a falli e provocazioni, viene prima l'interesse del Paese". E rinuncia ai comizi elettorali

Berlusconi avverte la sinistra: così rischiate di sfasciare tutto

«E questo sarebbe il clima da larghe intese e da pacificazione?». No, non la prende bene Silvio Berlusconi. Anzi, a dire il vero quasi non gli va giù l'intervista ad Avvenire in cui Luigi Zanda ribadisce di essere favorevole all'ineleggibilità del Cavaliere e decisamente contrario ad una sua eventuale nomina a senatore a vita. Perché, è il senso dei ragionamenti del leader del Pdl, «chiedono a noi di essere responsabili» eppoi «il capogruppo del Pd al Senato si mette a fare l'incendiario». Quella di Zanda, infatti, non è una frase dal sen fuggita, visto che non solo durante la giornata non arriva alcuna precisazione ma in serata il diretto interessato torna sulla questione a Porta a porta e conferma parola per parola.
Una presa di posizione che a Palazzo Grazioli viene interpretata come una vera e propria dichiarazione di guerra. Non tanto perché Zanda, senatore dal 2003, scopre solo nel 2013 che Berlusconi sarebbe ineleggibile in base ad una legge del 1957. Ma anche perché è piuttosto scontato che se davvero la giunta del Senato si dovesse pronunciare in tal senso l'esecutivo non durerebbe un minuto di più. È ovvio, infatti, che il Pd non può pensare di governare con il Pdl e contemporaneamente tenere fuori dal Parlamento Berlusconi, applicando peraltro una legge che nelle scorse legislature lo stesso Pd ha sempre considerato non estendibile al Cavaliere.
Ma il fastidio del leader del Pdl è anche verso quelli che definisce «due pesi e due misure». Enrico Costa ripresenta il testo sulle intercettazioni della scorsa legislatura - è il senso delle sue considerazioni - e scoppia il finimondo, ma se Zanda dice che il leader dello schieramento di centrodestra non è eleggibile è solo un'opinione. Napolitano - fa presente più di un big del Pdl - si faccia carico anche delle sparate del Pd perché così non si va lontano.
Ed è anche questa la ragione per cui Berlusconi ha voluto rinunciare ad alcuni dei comizi in agenda per le comunali ormai alle porte. Salterà Aosta, ma ieri sera - dopo aver registrato alcuni spot elettorali - ha partecipato ad un cena di raccolta fondi per Gianni Alemanno e il 24 chiuderà proprio con il sindaco di Roma la campagna elettorale. «Resteremo, ci batteremo anche se ci prendono a calci negli stinchi e saremo capaci di non rispondere ai calci nell'interesse del Paese», ha spiegato il Cav. Ecco lo schema che Berlusconi ha delineato durante la serata con il sindaco della Capitale: le riforme saranno di pertinenza del Senato mentre i provvedimenti economici della Camera. «Sono ottimista di natura e mi auguro che il patto a cui siamo arrivati ponga fine a quella che è stata una guerra civile durata vent'anni». Per questo, ha confidato, «c'è una forte possibilità che questo governo possa andare avanti. Si esce dalla crisi solo con uno sforzo congiunto».
A via del Plebiscito l'impressione è che il Pd sia così in difficoltà da rischiare di far saltare il banco da solo. Se vanno avanti a inseguire Grillo - è il senso dei ragionamenti - la situazione potrebbe sfuggirgli di mano senza che se ne rendano conto. L'equilibrio tra il governo con il Pdl, una base sempre più insofferente verso le larghe intese e Beppe Grillo che sta facendo la pesca a strascico nell'elettorato del Pd è infatti assolutamente instabile. Con una situazione che può andare fuori controllo da un momento all'altro, soprattutto se la parte più critica del Pd dovesse saldarsi durante qualche votazione (magari quella sull'ineleggibilità) con il M5S. A quel punto, dovesse saltare tutto, nessuno potrebbe imputare al Cavaliere alcuna responsabilità.
Così, un po' per raccogliere l'invito di Giorgio Napolitano ad evitare «reazioni scomposte» e molto per lasciare il Pd con il cerino in mano, Berlusconi decide di rivedere la presenza in piazza. «Per evitare di alzare la tensione», spiega Denis Verdini smentendo che il Cavaliere possa temere per la sua incolumità. «In caso per quella dei suoi sostenitori e di chi è in piazza», aggiunge il coordinatore del Pdl.

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