Sì all'accordo, ma via l'Imu

Nelle larghe intese il Pdl deve portare avanti con forza il suo programma: giù le tasse e aiuti a imprese e famiglie

Con la vicenda Quirinale-Napolitano si è tornati ai tempi del discorso post terremoto di Onna (25 aprile 2009) e del successivo G8 dell'Aquila. Cioè con Silvio Berlusconi e il Pdl che si prendono in spalla il Paese suscitando, anche attraverso una malcelata invidia, un consenso trasversale. In quei giorni il premier raggiunse il massimo del consenso, forse troppo, visto che proprio da lì iniziò l'attacco frontale di magistratura e media. La risalita è stata dura e insperata ma ora ci risiamo con un Berlusconi rispettato e un Pdl autorevole. Per questo è il momento più difficile, direi critico. Dissipare questo patrimonio sarebbe non solo una follia, ma giustamente gli elettori non perdonerebbero errori e omissioni una seconda volta.

Sappiamo bene che la politica è l'arte del compromesso (Grillo, imparalo, se vuoi essere utile a te stesso e ai tuoi elettori), comprendiamo pure che la politica è condizionata da ansie, aspirazioni e paure personali. Ma abbiamo una certezza: la politica vincente è non tradire mai la parola data agli elettori su temi a loro cari. In questo senso il fine giustifica i mezzi, per cui non ci scandalizziamo di un'eventuale alleanza con il Pd e con Monti in un governo Napolitano (chiamiamolo così, tanto per intenderci). Il Pdl ha toccato il minimo del consenso durante il governo Monti non perché era membro di un'alleanza anonima ma perché ha avallato scelte illiberali in campo economico, fiscale, del lavoro, cioè ha tradito le aspettative e i bisogni del suo elettorato.

Ora ci risiamo con il «senso di responsabilità». Bene, ma non ci può essere responsabilità in nome della quale tra poche settimane ci costringano a pagare l'ennesima rata dell'Imu, per le aziende ad assumere giovani senza sgravi fiscali, a non tagliare i finanziamenti ai partiti e via dicendo. Insomma, se il consenso al Pdl è quasi tornato, così dicono i sondaggi, ai livelli che gli spettano, è perché la proposta politica è chiara e intercetta i reali bisogni di famiglie e imprese. Annacquarla più di tanto in nome della governabilità sarebbe un tradimento. A noi non interessa chi sarà il primo ministro, come verranno distribuite le poltrone. Ci preme che gli impegni elettorali siano mantenuti. Altrimenti amen, andiamo a votare. La gente come noi capirà e apprezzerà, ne sono certo.

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