Brutto segno se i primi tagli toccano la paga dei soldati

È giusto e doveroso prendere misure per contenere la spesa pubblica, ma giocare ancora con gli stipendi dei nostri militari...

Brutto segno se i primi tagli toccano la paga dei soldati

Cari ministri e cari parlamentari, proprio non ci siamo. È giusto e doveroso prendere misure per contenere la spesa pubblica, siamo tutti convinti che si debbano fare dolorosi e salutari tagli ma giocare ancora con gli stipendi dei nostri militari... Non vogliamo fare i difensori d'ufficio di una categoria, non è il nostro compito, però è importante rammentare la loro specificità, il loro ruolo interno e internazionale. Non possiamo e non potete dimenticare che, assieme alle forze dell'ordine e ai vigili del fuoco, sono gli unici servitori dello Stato a rischiare la vita quotidianamente. Non ce ne vogliano gli altri dipendenti pubblici, qui non si tratta di lavoratori di serie A o B ma soltanto di non trascurare il fatto che ci siano persone con un ruolo unico, delicato e indispensabile per il nostro Paese.
Forse non tutti sanno che gli stipendi nella Pubblica amministrazione sono stati bloccati dal 2010 sino al 31 dicembre del 2013. E che in questi giorni il Parlamento discute sulla proroga del blocco anche per il 2014. Be', siamo convinti che tre anni di sacrifici nella busta paga, accompagnati magari da tre anni nelle zone calde del pianeta, dove circa 10mila militari sono impiegati in missione, oppure in servizio di ordine pubblico a fianco di polizia e carabinieri, siano sufficienti.
Vogliamo fare qualche numero? Un caporal maggiore in servizio permanente guadagna circa 1.250 euro al mese, un pari grado non in servizio permanente solo 900. Il paradosso è che, nel caso fosse promosso, il suo stipendio non cambierebbe, anche se assume maggiori impegni. Lo stesso discorso vale per gli ufficiali, che in caso di promozione vedono aumentare la responsabilità di comando, dispongono della vita di più uomini e gestiscono strutture e mezzi sofisticati, ma senza che ciò gli sia riconosciuto.
Continuare a chiedere a questi uomini doppi sacrifici sarebbe non solo un colpo al loro morale ma anche alla passione che li anima e tutto ciò si rifletterebbe sul loro delicato lavoro. Crediamo quindi che il governo e il parlamento debbano riflettere bene prima di colpire indiscriminatamente le forze armate. Che, non smetteremo mai di ricordarlo, a differenza degli altri dipendenti dello Stato, non protestano e non scendono in piazza perché il loro ruolo, la loro specificità glielo impediscono. Ebbene, proprio per questi motivi sarebbe un brutto segno penalizzarli.

di Riccardo Pelliccetti

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