Sos strade, buche in vista e pericolo masselli sollevati. Un'evidenza per chi arriva in città o vi ritorna dopo 25 anni. Cosa sta succedendo all'asfalto? Se gli ammortizzatori delle auto potessero parlare racconterebbero le loro sofferenze quotidiane, su e giù lungo le circonvallazioni (infatti i tassisti usano il navigatore per evitarli). I tombini ingannano, talvolta sono buche seminascoste, ma confondono anche le voragini nell'asfalto che si riempiono d'acqua quando piove perchè somigliano a finte pozzanghere.
Che dire del pavè, tanto caro ai milanesi quanto pericoloso? I masselli somigliano alle caselle del cruciverba, ogni tanto ne manca uno. Ma sistemarli non è un affare semplice. Il deputato Riccardo De Corato (FdI) è stato amministratore per 14 anni in tre giunte, due con il sindaco Albertini e una con Letizia Moratti. Si è occupato anche di Lavori pubblici. «Abbiamo rifatto 4mila km di strade, praticamente tutte - riferisce - con altri criteri però. Primo: il catrame va versato d'estate e non d'inverno. Tutte le pose di asfalto si facevano da giugno a settembre (e poi di notte per non intralciare la circolazione diurna). Le piogge favoriscono gli avvallamenti, dunque le buche». E poi? «Nel capitolato di appalto vanno inseriti i controlli - eseguiti dai tecnici comunali - e deve essere previsto un servizio apposito per la manutenzione, significa che quando si forma una buca deve essere subito richiusa». Meteo permettendo. «Certamente, è concesso aspettare la fine di una settimana di pioggia, non attendere mesi». Tuttavia sistemare i masselli del pavè è un lavoro più complicato. «Sì, ci sono i tempi della Sovrintendenza e i costi ingenti, anche noi lo abbiamo tolto da alcune zone, Cordusio e XXII Marzo, il passaggio del tram usura i masselli». Ci sono zone con il pavè eternamente sollevato, come la pericolosa piazza Missori, una trappola per motociclisti e ciclisti. Non lo si potrebbe riutilizzare per ricoprire le isole pedonali? Ad esempio in largo Cairoli, al posto del terriccio bianco che si solleva e che d'estate acceca.
«La piazza bianca non è opera nostra, ma in Cairoli ci sono i binari del tram e il pavè fa a pugni con i binari. Poi va detto che non è facile riposizionare un pavè, è un lavoro che richiede tempi lunghi e una manualità da artista. Vero che molti milanesi gli sono affezionati ma se i masselli non sono ben posizionati diventano pericolosi anche per chi cammina». C'è un altro problema che tormenta i cittadini. Le carreggiate si fanno sempre più strette, i marciapiedi si allargano come in Giambellino e in Buenos Aires o si creano piste ciclabili-trappola come quelle in via Giulio Romano: se passa un bus le auto stanno in coda e le ambulanze o i mezzi dei Vigili del Fuoco? «Non lo deve dire a me. Noi abbiamo allargato qualche marciapiede ma con buon senso e senza sacrificare la carreggiata. Ad esempio in corso Sempione, a porta Venezia e in Buenos Aires. Lo stesso si dica dei cordoli. Noi li disponevamo alti e stretti, questi in Buenos Aires sono soprattutto larghi, portano via spazio».
È vero che facevate studiare le piste ciclabili dai vigili urbani? «Assolutamente sì. C'era un reparto apposta, la polizia municipale conosce il codice della strada, sono le persone più indicate». Grazie, è utile ricordare.