Si sente sempre dire che i politici litigano sempre su tutto, mentre sul gioco invece sembrano avere tutti una visione simile: se il riordino del gioco fisico non arriverà in tempi rapidi e con un impianto equilibrato, migliaia di piccole e medie imprese italiane rischiano di sparire, portandosi dietro decine di migliaia di posti di lavoro. L'allarme è stato lanciato nella Sala della Lupa di Montecitorio, al convegno "Le nuove regole del gioco" che ha riunito esponenti di tutti gli schieramenti, con un messaggio del presidente della Camera Lorenzo Fontana a sottolineare la centralità del tema.
L’appuntamento è stato promosso dal deputato Andrea De Bertoldi con i Liberali Cristiano-Democratici (Lega) che ha messo al centro i temi posti dagli operatori.
Il primo nodo sollevato è l'assenza di un confronto reale, Francesco Gatti, presidente del tavolo tecnico operatori Sapar, il sindacato che rappresenta circa duemilacinquecento aziende del settore e oltre sessantamila lavoratori, il quale ha chiesto a tecnici e politici un maggior confronto con chi vive questo settore quotidianamente.
Il secondo problema riguarda il metodo. La delega fiscale del 2023 prevedeva un riordino unitario dell'intero comparto: gioco online, gioco fisico e riequilibrio dei parametri di tutti i prodotti. È stato invece dato priorità all'online, che già oggi supera il fisico per raccolta, mentre la parte relativa al riequilibrio dei parametri non è stata neppure avviata.
Geronimo Cardia, presidente di Acadi, l’associazione dei Concessionari dei Giochi Pubblici, aderente a Confcommercio Imprese per l’Italia, ha ricordato che solo una visione organica dell’intero comparto consente di governare le leve che incidono sulla tutela della salute, sul gettito erariale, sulla legalità e sull'occupazione. Trattare il comparto a pezzetti, ha avvertito, significa rischiare di nascondere la polvere sotto il tappeto: è senza senso che ancora si possa pensare di tutelare la salute degli utenti con limitazioni di orari o distanze di 100 metri solo per un paio dei trentatré prodotti di gioco.
Ma al centro delle preoccupazioni di tutti i presenti ci sono le indiscrezioni sul decreto in arrivo. In assenza di un testo ufficiale, le voci parlano di una gara strutturata con il criterio del massimo rialzo e di una soglia di concentrazione portata dal 25% al 35-40%, senza che risulti effettuata alcuna analisi preventiva di impatto. Per comprendere cosa significhi, occorre guardare al quadro attuale: le tredici concessioni originarie si sono ridotte a dieci, confluite in otto gruppi societari, di cui due già detengono oltre la metà del mercato. Se il limite di concentrazione viene riferito correttamente ai gruppi e non alle singole entità giuridiche, il livello attuale è già superiore alla soglia vigente. L'Antitrust ha giudicato questo assetto tollerabile, ma al limite e solo perché esistono altri operatori. Portare quel limite al quaranta per cento, con una gara al massimo rialzo, significherebbe nella pratica che solo due o tre gruppi avrebbero la forza di aggiudicarsi i lotti, con l'uscita progressiva di tutti gli altri operatori. Il risultato sarebbe un oligopolio strutturale.
Le simulazioni presentate da Marco Zega, di Codere, confermano il rischio: quasi la metà delle macchine da gioco attive non riuscirebbe a ripagare l'investimento nell'intera durata della nuova concessione, con un rientro del capitale non prima di sei anni su nove. Le macchine che escono dal mercato sono gettito che svanisce: la perdita stimata supera il miliardo e mezzo di euro, con circa ventiquattromila esuberi nella filiera.
Ma il punto centrale sottolineato anche dai politici intervenuti è quello delle conseguenze a valle della concentrazione. Se gli stessi soggetti che già controllano la maggior parte dell'online acquisissero anche il grosso del gioco fisico, si determinerebbe un rischio di incentivo fortissimo a spostare la domanda verso il canale digitale. I numeri parlano da soli: per ogni cento euro spesi nel gioco fisico, oltre settanta vanno allo Stato e circa venti ai privati; nell'online il rapporto si ribalta. Un oligopolio integrato massimizzerebbe i margini privati a scapito del gettito pubblico, vanificando gli effetti degli incassi realizzati in sede di gara. E questa dinamica si è già registrata negli ultimi anni.
Lo spostamento verso l'online avrebbe conseguenze dirette anche sulla salute. Il meccanismo è insidioso perché con detto spostamento si dovrebbe prendere atto che nell’online le vincite superano il 90% di quanto viene giocato. E proprio questo apparente vantaggio per il giocatore si rivela una trappola perché induce a giocare più a lungo e, quindi, a essere più esposti al rischio di dipendenza. Lo stesso tipo di gioco del fisico prevede vincite limitatamente al 60%. E chi gioca dallo smartphone, chiuso in camera, non ha nessuno accanto che possa accorgersene.
Sui punti, il senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha anzitutto indicato quanto sia importante l’ascolto anche degli operatori nella fase di impostazione delle riforme, soprattutto quando si va a parlare del delicato tema del rapporto tra on line e negozi fisici così come della disparità fiscale.
Ma il dato politico più rilevante è la trasversalità delle posizioni. Il deputato Stefano Vaccari del PD ha chiesto al Governo di fermarsi e riaprire il confronto. Il deputato Francesco Emilio Borrelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha definito l'operazione di concentrazione pericolosa per il tessuto produttivo. Da Azione, il deputato Antonio D'Alessio ha insistito su un percorso parlamentare fatto di audizioni reali e che consenta agli operatori di mettere sul tavolo le questioni rilevanti. Dalla Lega, la deputata Laura Cavandoli ha ricordato che le Commissioni potranno porre condizioni stringenti, mentre il suo collega Giulio Centemero ha richiamato il nodo della concorrenza sleale tra economia fisica e digitale. L’ex senatore Riccardo Pedrizzi ha sollevato dubbi sulla fattibilità della riforma nei tempi della legislatura, evidenziando come il sistema concessorio italiano sia un modello riconosciuto in tutta Europa.
Il messaggio uscito dalla Sala della Lupa è unanime: la riforma serve, ma non a qualsiasi prezzo. Prima di procedere, è indispensabile un'analisi di impatto preventivo su gettito, salute, concorrenza e stabilità della filiera, accompagnata dall'apertura immediata di un tavolo tecnico e di un confronto formalizzato in Conferenza Unificata.
De Bertoldi, organizzatore dell’evento, ha annunciato che scriverà al viceministro Leo e al direttore dell'Agenzia delle Dogane per chiedere un confronto formale con tutti gli operatori. La partita è appena cominciata, e stavolta maggioranza e opposizione sembrano giocare dalla stessa parte.