Cameriere ucciso dal branco Il capo è scappato in Tunisia

Ha ventisette anni ed è riuscito a tornare in patria. Denunciati i complici italiani: uno è minorenne 

Cameriere ucciso dal branco Il capo è scappato in Tunisia

Ha un nome l'assassino di Zakir Hossain, il cameriere bengalese di 34 anni, ucciso con un pugno giusto perché si trovava lì. E lo hanno anche quegli altri tre vigliacchi bulli di periferia, che girovagavano con il «capo» per Pisa, a caccia di inermi da pestare. Giustizia è fatta. O quasi, visto che l'assassino non è stato ancora rinchiuso in cella. Lui al momento si trova in Tunisia, nel suo Paese, quello da cui era partito per trovar fortuna qua da noi. Proprio come la sua vittima, che lascia una moglie e tre figli in Bangladesh. Zakir, arrivato in Italia cinque anni fa, da due lavorava in un ristorante indiano, il «Tanduri», in pieno centro città. L'altro, l'uomo che lo ammazzato «per gioco», si chiama Hamrouni Hamza, 27 anni, autotrasportatore tunisino piombato nel Belpaese dalla facile accoglienza una decina di anni or sono. Paradosso di questa tragedia che scuote non solo Pisa. Vittima e carnefice, entrambi stranieri. Sconosciuti che probabilmente non si erano mai visti prima, nulla in comune, non una patria, non degli interessi, non delle donne. Neppure una lingua. «Zibi, Zibi» - che in arabo vorrebbe dire zio, in modo sprezzante, lo stesso «epiteto» spesso utilizzato dai nostri ragazzotti per insolentire i «grandi» - lo ha apostrofato prima di sferrargli il pugno micidiale.
Perché? Impossibile rispondere. Neppure provarci. Si tratterebbe sennò di giustificare la violenza gratuita, magari dettata dall'alcol, da qualche droga se non da tutte le cose insieme, ma in fondo e più banalmente solo cattiveria pura racchiusa nella più sordida imbecillità. In una ferocia che neppure le bestie conoscono.
Grazie ai filmati delle telecamere sparse per il centro, i poliziotti della Squadra mobile hanno potuto ricostruire la notte brava del branco. Riuscendo così a individuare i tre complici dell'assassino, anche con l'aiuto indiretto di Facebook, e cioè confrontando le immagini con le foto che i quattro caricavano spesso sui rispettivi profili. Uno, Simone Tabbita, 22 anni, è stato denunciato per favoreggiamento insieme con un altro che però ha soli 16 anni; il quarto «ricercato», anche lui identificato e interrogato invece sarebbe in qualche modo estraneo ai fatti. «Ha cercato di evitare lo scontro», spiegano gli investigatori. Di certo è che il gruppetto, tutti giovani residenti nella zona di Cascina, alle porte della città, domenica notte era partito per menar le mani. Una sorta di knockout game, la nuova folle moda di colpire ignari passanti, così giusto per divertimento.
Il cazzotto mortale sferrato a Zakir non è stata l'unica bravata del branco domenica scorsa. I quattro, infatti, subito dopo sono fuggiti in auto, una Ford Fusion. Era l'una di notte. Ma due ore dopo, sono di nuovo tornati in centro, dove hanno tentato almeno altre due aggressioni. Non riuscite, ma solo perché le potenziali vittime non hanno reagito nemmeno verbalmente. Una condotta violenta reiterata. A spintonare, cercare la rissa è sempre lo stesso, il più grosso: l'assassino di Zakir. Palestrato, capelli rasati, castano chiaro. Lui il leader del branco. Fuggito quando ha capito che lo stavano cercando. Martedì è arrivato a Malpensa, alle porte di Milano. E da qui è volato in Tunisia. Ora si può solo sperare nell'estradizione.

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