Il Cav benedice le riforme: ma è giugno il mese chiave

Per la tenuta delle larghe intese decisive le prossime settimane: Berlusconi vuole varare in fretta le "misure choc" sull'economia. E attende la Consulta sul caso Mediaset

Il Cav benedice le riforme: ma è giugno il mese chiave

Il precedente è di un anno fa, quando durante un ufficio di presidenza a Palazzo Grazioli Angelino Alfano mostrò ai presenti una pagina del Giornale e una di Repubblica. In quell'occasione per dire che sul Pdl i due quotidiani avevano la stessa linea, ieri durante il vertice di maggioranza con il premier Enrico Letta e i capigruppo per sostenere invece l'esatto contrario. «Questo è il giornale della destra» e «questo è quello della sinistra», dice facendo vedere le rispettive prime pagine, l'una critica verso il Pd e l'altra verso il Pdl. «Così non reggiamo», è la chiosa di Alfano.
Un episodio, certo. Che dà però la misura di quanto delicato sia l'equilibrio all'interno della maggioranza. Con il Pd sull'orlo di una crisi di nervi e il Pdl alle prese con un braccio di ferro strisciante tra governativi e antigovernativi. E, soprattutto, con un Silvio Berlusconi che molti descrivono come ancora alla finestra.
Non che la benedizione del Cavaliere al governo Letta non sia sincera, anzi. Perfino i falchi ammettono che l'ex premier vuole davvero che Letta duri il più a lungo possibile per portare a casa quelle riforme che non si fanno da decenni. «Anche perché – spiega un ex ministro di casa ad Arcore – a Berlusconi certo non dispiacerebbe l'idea di passare alla storia come uno dei padri della nuova Costituzione».
Il punto, però, è quanto terrà un equilibrio tanto delicato. Che Berlusconi sia deciso a sedersi al tavolo delle riforme, infatti, non è un mistero. E pure il ministro Gaetano Quagliariello in queste ore si sta muovendo in stretto contatto con il Cavaliere. Il problema è capire cosa succederà di qui a qualche settimana, soprattutto se – come sostengono con insistenza i cosiddetti falchi – il fatto che la Cassazione abbia deciso d'interessarsi alla legge elettorale dopo otto anni non è casuale. Nel senso che – è il ragionamento che fa qualcuno ai piani alti di via dell'Umiltà – è solo un modo per chiudere la finestra elettorale di ottobre visto che è impensabile tornare al voto con una legge sub iudice.
A guadagnarci, insomma, sarebbe l'esecutivo. E quindi nel Pdl l'ala dei governativi. Con Berlusconi che rischierebbe di restare senza un vero e proprio strumento di pressione nel caso il governo non mantenga gli impegni sull'Imu o se sul fronte giudiziario il clima dovesse farsi incandescente. Il Cavaliere, infatti, sia in pubblico che in privato continua a ripetere che i due piani vanno tenuti distinti. Ma è chiaro che se a giugno la Consulta respingesse il ricorso sul processo Mediaset la condanna in Cassazione sarebbe molto più vicina e difficilmente potrebbe tenere un clima di serena collaborazione. Qualcuno, non ha caso, ha notato come martedì Berlusconi abbia indicato giugno come dead line per la cancellazione per l'Imu. Sarà quello, infatti, il mese chiave. Non solo per la decisione della Corte Costituzionale sul processo Mediaset (la condanna in primo grado per Ruby è invece data per scontata), quanto per tutto il pacchetto di misure economiche in calendario. Non solo l'Imu ma anche quel decreto sull'economia che secondo il leader del Pdl dovrebbe avere «un effetto choc». Dentro dovrebbe esserci la detassazione totale delle nuove assunzioni, il cambiamento dei metodi riscossivi di Equitalia e il non aumento dell'Iva.

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