Il Cav sferza i vertici azzurri «Basta zizzania nel partito»

Berlusconi mette a tacere i rumors sui dissidi interni e sul repulisti. Poi attacca il governo sul pasticcio del "Salva Roma": l'avesse fatto il centrodestra sarebbe stata rivolta di piazza

Il Cav sferza i vertici azzurri «Basta zizzania nel partito»

Un po' assestamento e un po' attesa. Perché nelle decine e decine di telefonate di auguri che passano per il centralino di Arcore Silvio Berlusconi continua a non scoprire granché le carte. Rassicura tutti, certo, e bolla come «maldicenze» le voci secondo cui sarebbe deciso a rottamare buona parte della classe dirigente del partito per far spazio a volti nuovi e giovani. E tanto è assillante la richiesta di avere delucidazioni sui destini di Forza Italia che alla fine il Cavaliere decide di metterle nero su bianco in una lunga nota in cui punta il dito contro i «seminatori di zizzania» e smentisce categoricamente «qualsiasi genere di repulisti» perché «lanciare personalità nuove e lasciare spazio a voci fresche non significa affatto spazzare via chi ha dato sé stesso alla causa della libertà».
Una presa di posizione che arriva nel tardo pomeriggio del 24 dicembre ed è dunque destinata a passare sotto silenzio visto che l'attenzione è tutta sul Natale e pure i quotidiani non saranno in edicola per le successive 48 ore. Ma che evidentemente è stata sollecitata all'ex premier da più parti, visto che nelle ultime settimane il tempo e l'attenzione che Berlusconi sta dedicando ai Club Forza Silvio ha fatto nascere più di un timore in chi ha paura di dover fare un passo indietro. Un clima, quello dentro Forza Italia, decisamente nervoso ormai da settimane e sul quale pesa anche una certa insofferenza che i deputati manifestano nei confronti del loro capogruppo Renato Brunetta, tacciato da quasi tutti di un eccessivo attivismo. Non è un caso che nella nota il Cavaliere affronti direttamente la questione. «Mi preme di smentire – dice – che siano in corso operazioni di avvicendamento dell'amico Brunetta quale nostro capogruppo alla Camera».
Polemiche sedate, dunque. Almeno per qualche giorno, perché è chiaro che se l'ex premier continuerà ad accelerare sui Club e temporeggiare sulla riorganizzazione di Forza Italia i malumori riprenderanno subito. D'altra parte, pur temendo che non gli sarà permesso di fare la campagna elettorale in prima persona (questo dice il 24 dicembre durante una telefonata di saluto alla comunità «In dialogo» di Trivigliano, vicino Fiuggi), Berlusconi è intenzionato a preparare al meglio la macchina in vista dell'appuntamento con le urne, che siano solo le Europe di fine maggio o anche (ma ci crede poco) le politiche. Un Cavaliere deciso a «non mollare» e sicuro che «la Corte europea ribalterà la condanna» Mediaset.
Per il momento, però, gli occhi sono puntati sul pasticcio del decreto Salva Roma che dopo aver paralizzato il Parlamento sotto Natale e aver ottenuto la fiducia è stato ritirato dal governo a un passo dall'approvazione definitiva per il veto arrivato da Giorgio Napolitano. Una cosa che se fosse successa a un mio governo – si è lasciato scappare Berlusconi in una delle tante telefonate di auguri – avrebbe scatenato una rivolta di piazza. Sul punto affonda Brunetta che arriva a parlare di governo «delegittimato», perché «con la decadenza del decreto decade la fiducia all'esecutivo e l'esecutivo stesso». Punta invece il dito verso il Colle Mara Carfagna. «Non possiamo che constatare – dice il portavoce di Forza Italia alla Camera - che il capo dello Stato è il vero presidente del Consiglio, il governo effettivo, il sostituto non richiesto del Parlamento». Insomma, «Napolitano è un uomo solo al comando».

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