Chi di privacy colpisce... Maria Rosaria Boccia ha deciso di presentare un altro reclamo (il quarto) al Garante che lei stessa ha contribuito a sputtanare tramite Report, perché dopo aver violato la privacy dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano - la cui telefonata privata con la moglie è stata mandata in onda da Sigfrido Ranucci - è finita indagata e le sue chat sono confluite nel fascicolo aperto dalla Procura di Roma. «Sono state pubblicate dal Giornale senza il mio consenso e senza alcuna base legittima», si lamenta l’ex consulente del ministero.
Secondo la Boccia - che non smentisce il contenuto delle chat - quello che è stato presentato dalla nostra collega Rita Cavallaro e dal direttore del Giornale come materiale proveniente da atti investigativi «non è un documento ufficiale, non è un’esportazione forense certificata delle chat, non è un atto protocollato della Procura, ma semplici trascrizioni redatte con comuni strumenti di videoscrittura, prive di qualsiasi valore giuridico». Insomma, sarebbero tratti da fascicoli giudiziari ma non sarebbero le copie forensi certificate.
È in buona sostanza la stessa linea di Ranucci, che prima ha contestato una sorta di manipolazione per l’assenza al riferimento dell’ex 007 Marco Mancini nella conversazione sulla presunta «lobby gay» di cui farebbe parte lo stesso Cerno e persino Massimo Giletti (che non l’ha presa bene) poi ha rassicurato lo stesso conduttore di Lo Stato delle cose che quell’allusione fosse falsa, inventata. La Boccia non ne contesta la veridicità, altrimenti sarebbe andata in Procura a denunciarci rischiando la calunnia, sostiene (a torto) che nonostante siano identici alle copie forensi in mano alla Procura la pubblicazione di queste chat in cui lei e Ranucci orchestravano la spallata all’ex direttore del Tg2 sia «una grave violazione della privacy e della dignità personale, oltre che di una rappresentazione fuorviante dei fatti».
Ora, fa sorridere che una persona che non si è fatta scrupolo di registrare una conversazione privata tra terzi e che è entrata al ministero con degli occhiali spia per demolire la reputazione di un ministro insorga chiedendo la rimozione della chat e sanzioni per il Giornale per contenuti la cui pubblicazione e interesse pubblico è connaturato alla sua natura di prova in un processo contro di lei. «La libertà di stampa non può trasformarsi nel diritto di pubblicare conversazioni private spacciandole per atti ufficiali», chiosa.
Ma è quello che lei e Report
hanno fatto, incassando l’ok della magistratura, con le telefonate tra Sangiuliano e la moglie, soggetto terzo estraneo alle indagini. Alla propria privacy lei e Ranucci hanno rinunciato quando hanno violato quella altrui.