Le piazze dei pro Mad in queste prime giornate embrionali sono animate dagli stessi che scendevano a manifestare per la Palestina: è la sinistra radicale che cerca spazio e consenso attaccandosi alla causa del momento. Tra gli agitatori c'è Giuliano Granato, classe 1981 e leader di Potere al Popolo, nato alla fine del 2017 su slancio partito dall'attivismo del centro sociale Ex OPG Occupato "Je so' pazzo".
Il programma economico di Potere al Popolo! sembra uscito da un manuale di sopravvivenza del socialismo reale. Nazionalizzazioni selvagge, tasse patrimoniali punitive e una guerra dichiarata a chiunque produca ricchezza o faccia impresa. Rappresenta, nel panorama politico italiano, la persistenza di una sinistra radicale che rifiuta ogni compromesso con la modernità, soprattutto perché il movimento elegge il conflitto sociale a unico motore della politica, privilegiando la piazza rispetto al lavoro istituzionale e questa impostazione trasforma l'azione politica in una protesta permanente per soddisfare soddisfa la base più militante. Granato intercetta proprio questo tipo di militanza e spera di trasformarla in voti alle elezioni del 2027, visto che alle recenti regionali non ha ottenuto risultati soddisfacenti e non è stato eletto. A tal proposito mantiene stretti legami con gli esponenti più radicali del parlamento, gli eletti di Avs, che hanno anche organizzato una conferenza in Senato per denunciare l'infiltrazione a fini di indagine di agenti nel movimento guidato da Granato.
Ha costruito la sua intera carriera politica su un'impalcatura di dogmi marxisti e nella retorica che vede nel libero mercato non un'opportunità, ma il male assoluto. Per Granato, il mondo è un eterno ring dove un "popolo" idealizzato deve costantemente abbattere un nemico che cambia nome a seconda delle stagioni: ora è l'Europa dei banchieri, ora è la Nato, ora è l'impresa che osa generare profitto ma nello sfondo sono sempre gli Stati Uniti. Il blitz di Trump in Venezuela, che ha portato al collasso il regime bolivariano di Nicolas Maduro è stato l'ennesimo pretesto per le piazze e a Napoli, dove era presente lo stesso Granato, due venezuelani sono stati spintonati dai simpatizzanti solo perché hanno cercato di spiegare le ragioni del popolo sudamericano che esulta per la caduta del regime. Nel 2017 e nel 2019 Granato è stato a Caracas per la "Asamblea de los Pueblos" del partito di Maduro e in un comunicato ufficiale di Potere al Popolo del 2019 si legge che la sua presenza in loco "è per noi fondamentale, sia per dimostrare la nostra solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana e a tutto il popolo venezuelano, sia per riuscire ad avere un racconto diretto, senza i filtri e le mistificazioni dei media occidentali".
Sebbene a livello elettorale Potere al Popolo sia marginale, e continuerà a esserlo, il patito e il suo leader continuano a godere di una visibilità mediatica superiore ai consensi reali grazie a una presenza costante sui social e nei circuiti dell’informazione militante, che entrano nel mainstream a causa delle provocazioni delle piazze.
La posizione politica di Granato descrive in maniera plastica i limiti della sinistra radicale, che altro non è che un'élite che pretende di parlare a nome degli operai e dei precari, ma che preferisce di gran lunga le trasferte ideologiche a Caracas e le barricate verbali contro l'Occidente.