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“Chi tocca Report muore?”. Il duro sfogo dei componenti del Garante della Privacy

Ginevra Cerrina Ferroni e Agostino Ghiglia si sono sfogati per l’ennesimo servizio di Report realizzato sull’autority

“Chi tocca Report muore?”. Il duro sfogo dei componenti del Garante della Privacy
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La ripresa del programma Report di Sigfrido Ranucci, che è tornato in onda domenica sera su Rai Tre, ha scatenato nuove polemiche. Ad alzare la voce contro il giornalista sono stati Ginevra Cerrina Ferroni, giurista e vicepresidente dell’Autorità Garante della Privacy, e Agostino Ghiglia, componente della stessa. L’occasione è stato un nuovo, l’ennesimo, servizio realizzato da Report sul Garante della privacy, davanti al quale sia Ferroni che Ghiglia hanno voluto dire la loro.

“Chi tocca Report muore?”, si chiede Cerrina Ferroni nel suo lungo sfogo. “Ho pagato e sto pagando un prezzo altissimo per avere esercitato il mio dovere di servitore dello Stato, con coscienza, onore, piena indipendenza e serenità di giudizio sanzionando una odiosa violazione della privacy specie di chi – la moglie del Ministro Sangiuliano - non era figura pubblica e costituiva il vero soggetto vulnerato di quella dolorosa vicenda. Ho fatto il mio dovere. Lo rifarei ancora. E non defletto di un millimetro dal mio convincimento”, ha spiegato la vicepresidente, secondo la quale “siamo in presenza di una alterazione senza precedenti di un assetto costituzionale”.

Un’autorità dello Stato, eletta dal Parlamento, dice ancora nel suo comunicato, “che doverosamente sanziona e che per avere esercitato il suo compito viene demolita mediaticamente con una strategia orchestrata di reiterati, inaccettabili, illeciti che vanno avanti da mesi: violazione della corrispondenza, violazione del segreto d’ufficio, pedinamenti, offese, denigrazioni, condanne senza appello dal ‘Tribunale del Popolo’, portate avanti con una protervia smisurata in una trasmissione del servizio pubblico, avvalendosi dello scudo del cosiddetto giornalismo di inchiesta che, peraltro, non è definito da nessuna norma. In totale impunità, nel silenzio generale”. E ora, è la conclusione finale, “con una indagine in corso, in relazione alla quale si dovrebbe invocare il più rigoroso riserbo e silenzio, nel rispetto dell’operato della magistratura - di cui ho piena fiducia - e di tutte le garanzie che l’ordinamento appronta proprio a tutela delle persone sottoposte ad indagine, si perpetua la barbarie, con un manifesto e gravissimo tentativo di tenere alta la ‘tensione’ sul caso Garante privacy con il sicuro effetto di turbare il regolare svolgimento della funzione dell’Autorità”.

Anche Ghiglia ha usato toni molto forti e fermi, spiegando che proprio per “aver osato multarne un comportamento illecito, a subire da mesi forme di stalking e accanimento mediatico che non hanno precedenti nella storia della TV pubblica italiana. Per me e per i miei Colleghi non vale l’art. 27 della Costituzione sulla presunzione di non colpevolezza trasformatasi, da tempo, da Diritto a fiaba”. Ghiglia è attualmente indagato, come spiega lui stesso, “per reati che ritengo infamanti ma pur sempre e solo indagato” ed è stato oggetto di varie richieste di dimissioni. Ma, è la sua riflessione, “nessuno si preoccupa che la trasmissione in oggetto abbia a disposizione la mia chat ( riservata magari? ) di ufficio degli ultimi 5 anni ( anche qualora fosse stata consegnata e non esfiltrata poco cambia,tanto anche l’art.

15 della Costituzione per me non vale), che io sia stato pedinato e che una trasmissione pubblica interferisca nelle indagini con una vera a propria rimasticatura di notizie vecchie e ripetute per 6/8 puntate di fila? Soprattutto nessuno ha nulla da dire sul fatto che una trasmissione della TV pubblica tenti di abbattere e di costringere a dimettersi i membri di un’Autorità Indipendente votata dal Parlamento?”

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