La città di Peppone e Don Camillo dice addio al sagrestano sabaudo

La bara avvolta dalla bandiera sabauda (nella foto) e la chiesa strapiena. Così se n'è andato Vittorio Gianelli, 78 anni, il sagrestano e campanaro della chiesa di Brescello che nei giorni scorsi è stato salutato dalla comunità resa celebre dalla penna di Guareschi. Gianelli era l'anima della chiesa dove ancor oggi tanti turisti si fermano per visitare i luoghi guareschiani. E del tempio dove don Camillo parlava con il Crocifisso, Gianelli custodiva tutti i segreti, conditi da aneddoti dal sapore antico. Come quando Fernandel si fermava in sagrestia per la siesta durante le riprese o quando in segno di riconoscenza, l'attore francese gli regalò una busta con 5mila lire. Per Gianelli un funerale come quello di Caterina, narrato in uno dei racconti più celebri dello scrittore emiliano. Anche lei, come il sagrestano, volle farsi seppellire con la bandiera sabauda. Questa volta però, a differenza del racconto, il partitone rosso non si è opposto. Perché il sagrestano aveva unito le due anime della saga con la sua capacità di farsi voler bene.

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