Comune sciolto per mafia, i politici vanno con Ncd

Lo strano caso di Taurianova e quei militanti sospetti: da ministro Angelino li ha mandati a casa, da segretario li ha presi con sé

Comune sciolto per mafia, i politici vanno con Ncd

Reggio Calabria - Da ministro li manda a casa, perché consiglieri d'un Comune in odor di mafia. Da capo partito li tiene tra gli iscritti. E loro si danno da fare per fondare circoli.
Chissà se pensavano anche a Taurianova, o alle vicende dell'Ora della Calabria, i 16 senatori del Nuovo centrodestra che alla chiusura delle liste per le Europee hanno sollevato tra le mura di casa la questione morale, frutto avvelenato dell'alleanza elettorale con l'Udc degli immarcescibili Lorenzo Cesa e Pier Ferdinando Casini e della candidatura cucita addosso a Giuseppe Scopelliti, governatore della Calabria fresco di condanna a 6 anni di reclusione in primo grado, con l'accusa di aver concorso a truccare - da sindaco di Reggio Calabria - i bilanci del Comune, tra il 2008 ed il 2010. Mezzo partito Peppe lo avrebbe voluto fuori. Il presidente Angelino Alfano sembrava pronto a schierarsi coi rottamatori. Poi, d'improvviso, la sterzata sull'usato sicuro. Che non aiuta l'immagine, ma garantisce voti. Prospettiva che però non ha acquietato i diversamente alfaniani, ovvero quanti non discutono la leadership ma si chiedono ormai apertamente, come fanno i 16, «quale sia il male oscuro che non consente al Ncd di mettere le ali e volare sempre più in alto nei sondaggi e nei consensi».
Tra i dissenzienti il coordinatore - e senatore - calabrese Tonino Gentile, passato tra i duri e puri dopo le dimissioni da sottosegretario, seguite allo scandalo delle pressioni esercitate (da terzi) sull'Ora per impedire finissero in pagina notizie sgradite alla famiglia del parlamentare. Peggio è andata al quotidiano calabro: direttore e redazione non si piegarono alla censura, ma nulla hanno potuto di fronte all'ordine di sospensione delle pubblicazioni impartito venerdì dal liquidatore della società editoriale.
Una voce in meno nella terra del silenzio. Un muro di gomma contro il quale sbattono in tanti. Fausto Siclari, ad esempio, tra i fondatori del Nuovo centrodestra a Taurianova, nel reggino. Il 9 luglio 2013 l'Alfano inquilino del Viminale ottiene lo scioglimento del Municipio taurianovese per infiltrazioni mafiose (era accaduto già nel 2009). Siclari, convinto che si possa scrivere una pagina nuova, alla nascita del Ncd investe il suo entusiasmo nella costituzione d'un circolo in paese. Ma dura poco. Perché un giorno, nel giro di un'ora, i circoli diventano 8. È il 30 marzo 2014: in un colpo solo 7 sezioni vengono tenute a battesimo da Scopelliti, come ricorda un comunicato che indica, tra i promotori dell'iniziativa, «ex amministratori ed ex consiglieri comunali», tra i quali «Francesco Sposato e Giuseppe Rigoli». Siclari va via sbattendo la porta. «Ho scritto mail e chiesto incontri ai vertici del Ncd - dice sconsolato - ma non ho mai avuto risposte. Avrei voluto spiegare a cosa si stava andando incontro. Evidentemente, preferiscono avere più circoli che voti. Ed imbarcare tutti».
Anche Sposato e Rigoli, fino alla scorsa estate consiglieri di minoranza: nella relazione a firma di Vincenzo Piscitelli (prefetto nella Reggio del post Scopelliti-sindaco, a dicembre trasferito dal ministero dell'Interno ad altro incarico) si legge che alle Amministrative del 2011 il candidato sindaco Rigoli «avrebbe goduto dell'appoggio del clan Sposato». Come lui Francesco Sposato, «appartenente all'omonima famiglia, colui che ha preso il maggior numero di voti (276), militante nelle liste a sostegno di Rigoli».
I diretti interessati hanno sempre smentito, annunciando «azioni a tutela della propria integrità morale» e censurando la mancanza «di adeguati controlli sui candidati delle altre coalizioni». Il ministro dell'Interno non ha dato loro credito, ed ha sciolto il consiglio comunale del quale facevano parte. Il leader del Ncd li ha come compagni di partito.

Commenti