Concordia, ancora un mare di ostacoli

Si cercano i corpi dei dispersi e i loro parenti gettano fiori in acqua. E intanto i politici litigano per spartirsi il relitto

Concordia, ancora un mare di ostacoli

Roma - Un lungo inverno attende la Concordia. Ora che si è spenta anche l'ultima l'eco dei festeggiamenti per il successo del parbuckling, riaffiorano all'orizzonte tutti gli ostacoli che andranno superati per arrivare alla chiusura dell'operazione. Ostacoli di natura tecnica per poter procedere alla ricerca dei dispersi e poi alla messa in sicurezza dello scafo, conditio sine qua non per effettuare lo spostamento. E ostacoli di natura politica visto che è già partita la corsa delle amministrazioni locali per ottenere lo smantellamento della nave in un proprio porto. In lizza tra i tanti Piombino, Civitavecchia e Palermo ma nelle ultime ore è spuntata pure un'ipotesi turca perché, sembra, lì costerebbe di meno.
Insomma la navigazione verso la demolizione del relitto Concordia è appena iniziata come sottolinea il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, l'unico per la verità che si è ben guardato dall'usare toni trionfalistici. «La nave deve ora essere “winterizzata”, ovvero essere messa nelle condizioni di affrontare in sicurezza l'autunno e l'inverno con il nuovo assetto - spiega Gabrielli - Saranno montati dei tiranti per bloccarla e realizzate altre opere di stabilizzazione per potere resistere a onde alte e venti forti».
Si dovrà rinforzare la fiancata danneggiata, poi sollevare la nave per collocare i cassoni che poi riporteranno al galleggiamento lo scafo. Saranno probabilmente dei robot subacquei controllati a distanza, i Rov, ad entrare, forse oggi stesso, per primi per verificare se ci sono le condizioni di sicurezza per i sommozzatori che dovranno cercare i corpi degli ultimi due dispersi, Russell Rebello e Maria Grazia Trecarichi. Un'operazione, puntualizza Gabrielli, «non scontata». Ieri i parenti delle due vittime hanno potuto avvicinarsi al relitto con un'imbarcazione della Capitaneria di porto e hanno poi gettato fiori e un'orchidea bianca in acqua. Kevin, fratello di Russell, Elio Vincenzi e Stefania, marito e figlia dell'altra vittima, sperano nel giro di pochi giorni di avere una risposta definitiva sui corpi dei loro cari.
E mentre il Giglio si prepara ad affrontare un altro inverno insieme al relitto è già partita la guerra per accaparrarsi l'operazione di demolizione. Nonostante il parere contrario dei tecnici, in pole position c'è Piombino, che grazie al precedente governo guidato da Mario Monti ha già ricevuto 150 milioni di euro per adeguare le sue strutture ad accogliere la Concordia. E anche se è probabile che Piombino non ce la faccia ad essere pronto in primavera, ieri pure il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, ha dichiarato che «Piombino è la collocazione migliore perché è quella più prossima». Per il ministro infatti il criterio deve essere soltanto uno: «Il porto più vicino al momento dello spostamento». Orlando vuole evitare «che la Concordia venga portata in un paese del terzo mondo dove le navi vengono demolite in condizioni di pericolosità e senza rispetto per le normative ambientali e del lavoro». Intanto il Consiglio regionale toscano nel luglio scorso ha varato un piano regolatore per 578 milioni di euro di investimenti necessari tra l'altro ad aumentare la profondità delle banchina di Piombino fino ai 20 metri necessari ad accogliere il relitto.
L'affare Concordia fa gola a tutti, visto che è previsto un costo di 100 milioni di euro soltanto per la demolizione dello scafo e un giro d'affari complessivo che potrebbe superare il mezzo miliardo di euro e che potrebbe dare lavoro ad almeno un migliaio di operai.