LA CRISI DEI MERCATI

Il Tesoro rivede al ribasso le stime della crescita italiana per il prossimo triennio: il pil aumenterà quest’anno dello 0,7%, dello 0,6% l’anno prossimo e dell’1,2% nel 2013. Le previsioni sono contenute nella nota di aggiornamento al Def che sarà approvata oggi dal Consiglio dei ministri.
La Grecia, intanto, gioca le ultime carte per evitare la bancarotta. Alla fine, sotto i colpi di scure del governo Papandreou cadranno anche le pensioni e i dipendenti statali. Tre giorni di colloqui infruttuosi con la troika Ue-Bce-Fmi, da cui dipende lo sblocco dell’ultima tranche di aiuti (8 miliardi di euro), hanno convinto Atene a varare misure tra le più impopolari, destinate a invelenire una popolazione già stremata e pronta a paralizzare il Paese con un nuovo sciopero generale, il prossimo 19 ottobre. Ma le proteste non fermeranno il governo. I conti non tornano, anche a causa di una crisi che risucchierà il pil, a fine anno, del 5,5%. Di fronte allo spettro di un default e con margini di manovra ormai ristretti, l’esecutivo ha così scelto di tagliare del 20% le pensioni sopra i 1.200 euro e quelle di coloro che hanno meno di 55 anni. Nella sostanza, gran parte dei lavoratori a riposo si vedrà decurtato l’assegno mensile. Una vera manovra recessiva, anche per effetto dei 30mila dipendenti statali che finiranno in cassa integrazione. Inoltre, il reddito minimo della no tax area sarà abbassato da 8mila a 5mila euro. Atene conta di ricavare dalla manovra 28 miliardi, ed è convinta che «le misure adottate permetteranno di rispettare le condizioni del salvataggio fino al 2014».
Resta da vedere quanto questi provvedimenti riusciranno a convincere i mercati. Soprattutto quelli europei, ieri ancora in rosso (Milano ha perso l’1,26%) in una giornata che ha visto rinnovarsi le tensioni sullo spread Btp-bund, arrivato a sfiorare i 400 punti, prima della decisione con cui la Fed, oltre a mantenere i tassi a zero, ha rinnovato gli stimoli all’economia attraverso la cosiddetta «Operazione Twist». È il meccanismo con cui la banca centrale Usa metterà in vendita, da qui al giugno 2012, 400 miliardi di dollari di titoli a breve per comprare bond con scadenza a 5-10 anni dello stesso importo. In questo modo, Ben Bernanke conta di incoraggiare il rifinanziamento dei prestiti in scadenza e gli investimenti in asset più rischiosi come le azioni e le obbligazioni delle aziende, senza far salire l’inflazione. Una scelta non facile, quella del presidente dell’istituto centrale. Non solo osteggiata da tre dei 12 governatori che compongono il board, ma anche dai repubblicani.
Ma il quadro economico, dove «ci sono significativi rischi al ribasso sulle prospettive di crescita», ha convinto Bernanke a rompere gli indugi. Wall Street non l’ha presa bene (-1,7% a un’ora dalla chiusura), ma lo scenario descritto dalla Fed è condiviso dal numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde: «I rischi al ribasso sulla crescita economica globale sono marcatamente aumentati». E in più c’è l’irrisolta crisi del debito. Secondo l’Fmi, tocca ai singoli governi fare il possibile per ridare certezze ai mercati.

E ciò vale a maggior ragione per l’Italia, in quanto «molto sensibile a un aumento dei costi di finanziamento». È dunque fondamentale per il nostro Paese «minimizzare le divergenze politiche per rassicurare i mercati sulla stabilità».

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