
Anche le imprese che si occupano di Information e communication technology vantano crediti con lo Stato.
«Il nostro settore - spiega Paolo Angelucci presidente di Assinform, l'associazione che ragguppa le aziende che in Italia si occupano di Ict - vanta crediti stimati tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro».
Quanto fattura la Pubblica amministrazione in hardware, software e servizi informatici di vario genere?
«Circa 2,2 miliardi l'anno. E dunque si tratta di un cliente importante per le nostre aziende. Purtroppo, però, i pagamenti vengono fatti con ritmi particolarmente lenti».
Ossia?
«La media è di 180 giorni, ma i tempi sono differenti se a dover pagare sono le Pubbliche amministrazioni del Nord oppure quelle del Sud. In quest'ultimo caso per i pagamenti si parte dai 9 mesi in poi mentre al Nord la media scende anche sui 120 giorni, ossia circa 4 mesi».
Per le aziende è un problema grave?
«Gravissimo, senza pagamenti mancano i capitali da investire. Se i tempi si accorciassero le cose andrebbero certo molto meglio».
E se passasse la direttiva Ue che prevede l'obbligo di pagamento in 60 giorni per tutte le Pubbliche amministrazioni?
«Se il provvedimento diventasse obbligatorio anche per la Pubblica amministrazione del nostro Paese ci sarebbe un rilancio dell'economia in generale, dato che questo problema investe tutte le piccole e medie aziende italiane. Se passasse, però, non ci sarebbe un immediato pagamento di tutti i debiti da parte dello Stato. Il provvedimento infatti non sarebbe retroattivo e riguarderebbe soltanto i nuovi crediti».
C'è qualcosa, oltre a questo provvedimento, che potrebbe migliorare la situazione?
«Confidiamo molto nella piattaforma che Consip sta elaborando per la certificazione elettronica dei crediti. Per il momento c'è quella cartacea che però non è particolarmente efficace. Con quella elettronica tutto il processo avverrebbe invece molto velocemente».
Presidente, come si svolgerebbe il nuovo processo di certificazione?
«Chi vanta crediti si potrà collegare direttamente online alla piattaforma e, tramite posta elettronica certificata, inviare copia delle fatture non ancora pagate. La amministrazioni pubbliche entro 60 giorni dovranno rispondere riconoscendo il credito. Il creditore otterrà così una ricevuta elettronica che lo certifica e che dunque potrà essere utilizzata in banca a garanzia di un prestito».
Un passo importante.
«Ci vorrebbero anche delle banche disposte ad erogare velocemente prestiti in cambio delle certificazioni di credito. E anche questa non è certo una cosa semplice».