La decadenza del Cav spacca il Pd Violante: "Ha diritto a difendersi"

La sinistra si spacca sul tema della decadenza da senatore di Berlusconi. Violante rompe, ancora una volta, il fronte dei democratici

La decadenza del Cav spacca il Pd Violante: "Ha diritto a difendersi"

Il tema della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi continua a scuorete il Pd. Anche se il segretario Guglielmo Epifani cerca di serrare i ranghi, il fronte democratico è tutt'altro che compatto. A sparigliare ci pensa, ancora una volta, Luciano Violante. L'ex presidente della Camera scuote la sinistra ribandendo quello che, in più occasioni, aveva già sostenuto: se la legge è uguale per tutti Silvio Berlusconi deve potersi difendere, come qualunque altro parlamentare e come qualunque cittadino. E lo fa in un incontro a Torino organizzato ad hoc per chiarire le sue posizioni. Una specie di processo "democratico" al dissidente Violante.

"A me non interessa se ci siano i presupposti per sollevare questioni alla Corte Costituzionale o alla Corte di Giustizia del Lussemburgo. A me interessa che il Pd garantisca i diritti di difesa anche ai suoi peggiori avversari", ha spiegato Violante. Una posizione, quella del parlamentare, che ha destato più di una critica all'interno dei Dem. Malumori che si sono verificati anche oggi quando, durante il suo discorso, una signora ha interrotto Violante ammonendolo che così facendo si rischia di trasformare il Cavaliere in una vittima, per poi abbandonare stizzita la sala."Io non sono favorevole a trasformare Berlusconi in una vittima - ha proseguito l'ex magistrato -. La ricerca costante del nemico è segno di debolezza del partito. E questo c'è da una parte e dall'altra". Violante non ha risparmiato neppure una bordata ad Antonio Esposito e alla sua celebre intervista al Mattino in cui ha anticipato le motivazioni della condanna a Berlusconi: "Da ex magistrato penso che chi giudica deve mantenere il riserbo fino al pronunciamento delle motivazioni"

Violante in punta di diritto e la Bindi sulle barricate come il suo segretario. "Non vedo via d’uscita per lui. Dovrebbe dimettersi. E poi forse il Capo dello Stato potrà analizzare meglio una richiesta di clemenza", ha commentato l'onorevole democratica.

Intervistato da Enrico Mentana alla festa del Pd di Genova anche Matteo Renzi dice la sua sulla vicenda Berlusconi. Il sindaco di Firenze risponde alla critiche di chi lo accusa di aver cambiato idea sul Cavaliere perché, questo è il suo ragionamento, è la situazione che è cambiata: "Io sono rimasto fermo, è lui che è stato condannato in via definitiva". Una condanna che, secondo l'ex rottamatore, non può essere contestata perchè sarebbe come contestare le istituzioni. "Non è possibile che ogni giorno ci sia un referendum su Berlusconi, il Pd deve parlare di altro. Possiamo non parlare di decadenza del Cavaliere ma dei nostri figli? - chiede alla platea il primo cittadino -. La politica è una cosa bella e il Congresso serve anche per scrivere una pagina di speranza, mettere la parola fine alle chiacchiere e trovare le soluzioni per i prossimi anni".