Da qualche tempo, il giudice Silvia Albano (a capo della sezione immigrazione del tribunale di Roma) si mostra con una certa costanza nel dibattito pubblico. Nei giorni scorsi, per esempio, ha partecipato con il Partito democratico a un incontro per il “no” al referendum della giustizia e questa mattina è presente sul Corriere della sera con un’intervista in cui si dice preoccupata per la “delegittimazione” della magistratura. “Sono molto preoccupata, come cittadina e come magistrata. Questa opera quotidiana di delegittimazione della magistratura lascerà macerie”, dice al Corriere.
“Non si può chiedere alla magistratura di non continuare a fare il proprio lavoro, applicando la legge in modo imparziale nei confronti di tutti. Se le si chiedesse di non fare questo per non 'ostacolare le politiche del governo' sarebbero i diritti di tutti a essere in pericolo”, aggiunge Albano, che è anche presidente di Magistratura democratica, ossia la corrente più influente della sinistra togata. Eppure, alla domanda se esiste o no “una magistratura di sinistra che fa opposizione alla maggioranza”, nega e dice che a dimostrazione che questa “sia un'affermazione profondamente sbagliata” c’è il fatto che “ormai sostanzialmente tutta la magistratura è accusata di fare opposizione al governo, solo perché applica la legge. La democrazia si fonda sul fatto che nessuno è al di sopra della legge, purtroppo ai giudici tocca il compito di farla rispettare”.
Per questo motivo, ha aggiunto, “la loro autonomia e indipendenza è così preziosa”. Ma è proprio in nome dell’autonomia e indipendenza che il sistema delle correnti andrebbe quanto meno rivisto. Ed è proprio in nome dell’autonomia e dell’indipendenza che non sarebbe opportuno per un giudice partecipare alla campagna referendaria all’interno di un circolo di partito, qualunque esso sia. Invece, Albano è stata protagonista di un evento nella sezione Pd Ponte Milvio a Roma.
C’è un’incoerenza tra parole e atti e non sono pochi i giudici che scelgono di mischiare un po’ i piani, così come fece la dottoressa Iolanda Apostolico, giudice del tribunale di Catania quando, nel 2018 al porto di Catania, ha manifestato contro il mancato sbarco di migranti (caso Diciotti).
Lei si è dimessa dalla magistratura, nessuna irregolarità è stata accertata su quanto accaduto ma resta in piedi l’inopportunità di comportamenti simili, in quanto uno dei pilastri dell’attività giuridica è che un giudice, oltre a essere imparziale, deve anche apparire tale. "Justice must not only be done, but must also be seen to be done", Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.