I punti chiave
- 1) Il vero scandalo sarebbe non cambiare una giustizia che non è più giusta - Osvaldo De Paolini
- 2) I conservatori vogliono il progresso contro chi conserva solo i privilegi - Francesco Maria Del Vigo
- 3) Vite distrutte per errori e sciatteria. E i giudici che sbagliano sono impuniti - Stefano Zurlo
- 4) Un Sì per dire finalmente No a tutti quelli che dicono sempre no - Gabriele Barberis
- 5) Con il sorteggio saltano le correnti. E i padri costituenti approverebbero... - Luca Fazzo
- 6) Convincimento ed esperienza personale. Perché la riforma è necessaria - Augusto Minzolini
- 7) Un arbitro che si allena con una squadra. Ora allineiamoci ai Paesi civili - Filippo Facci
- 8) È la fine dell’abbraccio toghe-politica costato miliardi e sangue di innocenti - Felice Manti
- 9 ) Poche idee, ma molto furiose. Quelli che... difendono solo la casta - Paolo Guzzanti
- 10) Il potere giudiziario non è il supplente della libera opposizione in Parlamento - Vittorio Macioce
1) Il vero scandalo sarebbe non cambiare una giustizia che non è più giusta - Osvaldo De Paolini
Miliardi bruciati, investimenti congelati, imprese scoraggiate e cittadini costretti a dissanguarsi per difendersi da un sistema che dovrebbe proteggerli: è il costo della Caporetto della giustizia italiana. Un costo che grava sull'economia reale e sulla credibilità del Paese, rendendo la giustizia uno dei principali freni alla crescita. Per questo voterò sì, senza esitazioni. Non per ideologia, ma per esperienza diretta e senso della realtà.
Partiamo dall'ovvio, che in Italia viene ancora trattato come un'eresia: la separazione tra pubblici ministeri e giudici. È la norma nei principali Paesi europei. Solo da noi si difende un modello che confonde i ruoli e altera l'equilibrio. Il Csm dovrebbe garantire i cittadini. Nei fatti è spesso un fortino corporativo. Serve una scossa, perché da Tangentopoli in poi la magistratura ha smarrito il senso del limite. Io non parlo per sentito dire. Ho subito indagini penali da innocente, chiuse nel nulla dopo anni di vita sospesa e reputazione esposta.
Un prezzo che nessuno restituisce. E non va meglio nel civile: cause infinite, giudici che cambiano e azzerano tutto, procedimenti che ripartono da capo come in un eterno ritorno kafkiano. Cosi la fiducia crolla. Il referendum non risolve tutto, ma è un segnale necessario per poter avere una giustizia vera. Il vero scandalo non è cambiarla, ma lasciarla com'è.
2) I conservatori vogliono il progresso contro chi conserva solo i privilegi - Francesco Maria Del Vigo
C'è chi dice No. Tendenzialmente a tutto. Specificatamente a tutto ciò che è di buonsenso. In particolare a tutte le cose che potrebbero portare innovazione e miglioramento nel tessuto sociale, politico ed economico del nostro Paese. Esiste una parola che identifica chi è risolutamente contrario a ogni novità: misoneista. E il paradosso lessicale - ma solo lessicale, sul resto non abbiamo mai nutrito dubbi - è che la parte politica che
difende lo status quo si fregia dell'aggettivo progressista, mentre quella che vuole riformare - in questo caso la giustizia - si definisce conservatrice. Ecco, è necessario tracciare una croce sul Sì per non conservare, ma anzi spazzare via, quel sistema correntizio che ha mortificato la giustizia e sfiduciato l'opinione pubblica. Per riallineare l'Italia al resto dell'Occidente con la separazione delle carriere e per rendere il sistema più meritocratico con l'istituzione di una corte disciplinare ad hoc. Scelte politiche, ma non partitiche.
Votare Sì non è un atto di destra o di sinistra, ma di buonsenso. Significa puntare una fiche sul futuro del Paese e non rimanere inchiavardati agli interessi corporativi e sprofondati nella palude di un sistema pieno di bizantinismi. Questo si chiama progresso. Se ne facciano una ragione anche i misoneisti della sinistra.
3) Vite distrutte per errori e sciatteria. E i giudici che sbagliano sono impuniti - Stefano Zurlo
Le loro facce sono passate in questi giorni di dibattiti pre referendum sui giornali e in tv. Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo che si è fatto 33 anni di carcere per una strage che non aveva commesso o Angelo Massaro, 21 anni in cella per una consonante afferrata dagli investigatori pugliesi, una s al posto della t che aveva fatto diventare un muerso, oggetto pesante, in un muerto, un fantomatico morto, un inesistente cadavere addebitato alla
voce omicidio. Mille innocenti ogni anno, tre al giorno, stima approssimativa, vengono arrestati per poi uscire di scena dopo un periodo di travaglio e sofferenze più o meno lungo. I numeri sono dunque quelli di una vera e propria emergenza nazionale che solo negli ultimi tempi è affiorata sui media. Anche se i risarcimenti per le vittime della malagiustizia arrivano col contagocce, fra strettoie e difficoltà, in un clima di diffidenza. Fra il 2017 e il 2024 sono 5933 le persone risarcite dallo Stato per l'ingiusta
detenzione, solo una frazione di quelle private della libertà. E i giudici sanzionati per aver combinato questi disastri si contano sulle dita di due mani. Otto condanne alla censura, in sede disciplinare, più un trasferimento. Chi sbaglia il più delle volte se la cava a buon mercato.
4) Un Sì per dire finalmente No a tutti quelli che dicono sempre no - Gabriele Barberis
Un Sì per dire No a quelli che dicono sempre no. E non solo alla riforma della giustizia, ma a tutto quanto possa rappresentare un fattore di modernità per l'Italia. Anche il grande riassetto del potere giudiziario non sfugge a questa opposizione ideologica che si è dimenticata di raccontare, in primis, come il testo sottoposto al referendum sia stato approvato quattro volte tra Camera e Senato. Poi fa comodo, secondo la
loro narrazione, invocare la mobilitazione alle urne contro una cricca di golpisti sudamericani pronti alla retata contro i giudici progressisti.
Quando non si vota, tutti a lamentarsi dell'inerzia di una classe di governo capace solo a rimpinzarsi di bonus e maxi stipendi. Ma quando c'è da approvare i cambiamenti, nero su bianco, diventano inevitabili i distinguo politici. Quelli appunto che conducono al No, il niet sovietico, le barricate permanenti. Fateci caso. Gli oltranzisti anti riforma coincidono
quasi completamente con coloro che si oppongono a tutto il resto: l'alta velocità ferroviaria, le Olimpiadi, i maxi cantieri, i gasdotti, la concessione delle basi militari agli Stati Uniti nel conflitto contro l'Iran. Tutto diventa inevitabilmente resistenza al centrodestra con un malinteso senso della schiena dritta. Fate come credete ma, per cortesia, non lasciate giustizia italiana così com'è.
5) Con il sorteggio saltano le correnti. E i padri costituenti approverebbero... - Luca Fazzo
C'è un articolo della Costituzione che non ha bisogno di essere abrogato: perché non esiste. Però viene applicato da decenni. Se esistesse suonerebbe così: «Il Consiglio superiore della magistratura viene designato nella sua componente togata da parte della Anm garantendo che i suoi componenti siano designati dalle correnti della Associazione, rispettando gli accordi presi in incontri privati
e lo scambio di favori tra le componenti medesime. Gli incarichi direttivi negli uffici giudiziari vengono assegnati dalla Anm in base agli accordi di cui sopra, indipendentemente dalle caratteristiche professionali dei singoli candidati». Ecco, se i Padri Costituenti avessero voluto che la magistratura funzionasse come oggi, nella loro infinita saggezza avrebbero inserito questo articolo. Non lo hanno fatto, e un motivo ci sarà. Però questo articolo mai scritto è stato applicato, ha governato nomine, carriere
e procedimenti disciplinari. Il sorteggio dei membri del Csm spazza via questa prassi incostituzionale. Se vincerà il Sì, a tutti i magistrati - e non solo quelli selezionati dalle correnti - sarà data la possibilità di fare parte del Csm: e di decidere promozioni e punizioni senza rendere conto a nessuno. Eh sì: i Padri Costituenti sarebbero contenti.
6) Convincimento ed esperienza personale. Perché la riforma è necessaria - Augusto Minzolini
Dopo la peggiore campagna referendaria della Storia la tentazione di disertare le urne c’è, ma voterò Sì per convincimento ed esperienza personale. Atto dovuto perché rende trasparenti principi inseriti in altre riforme (Vassalli ’89 e Pera-Salvi ’99) che introducevano nella Carta i presupposti della separazione delle carriere tra Giudici e Pm definendo i ruoli nel processo: due parti e un giudice terzo. Un confronto durato 37 anni, approvato nelle occasioni precedenti da tre quinti delle Camere. Rendere chiari i ruoli è opportuno.
Il sottoscritto all’epoca senatore azzurro fu condannato da una toga collezionista di carriere: Pm, deputato e senatore del Pd, sottosegretario, consigliere d’ambasciata, giudice e di nuovo Pm. Sentenza talmente ingiusta da indurre 40 senatori compagni di partito del magistrato a respingere la mia decadenza dal seggio trasformandomi in paradosso vivente: pregiudicato per la magistratura e perseguitato per il Parlamento. Un assurdo.
Il sorteggio dei membri togati del Csm, invece, mina il potere delle correnti della Anm ormai parodie dei partiti politici. Un unicum: ingegneri, medici, notai non sono organizzati in gruppi con un colore. E pensare che un giudice non solo deve essere imparziale ma apparire tale.
7) Un arbitro che si allena con una squadra. Ora allineiamoci ai Paesi civili - Filippo Facci
Il pubblico ministero è una squadra, il difensore è una seconda squadra, il giudice è l’arbitro tra le due squadre: ma nessuno accetterebbe un arbitro che si allenasse solo con la prima squadra, e che appartenesse alla sua stessa categoria, allo stesso caseggiato, allo stesso percorso formativo, alla stessa cultura e concorso professionale, allo stesso ordine, con lo stesso meccanismo di stipendio e lo stesso organo di autogoverno, e con in più, volendo, anche la possibilità di cambiare lavoro e andare nella prima squadra a fare il giocatore, prendendo il posto di un altro che viceversa diventerebbe un arbitro al posto suo.
Poi è vero che un arbitro può essere ugualmente una persona onesta e imparziale, anzi, spesso è così, ma, quando capita, spesso si ha l’impressione che sia solo andata bene, che si abbia avuto fortuna: ma un arbitro non deve essere soltanto imparziale, deve anche sembrarlo. Infatti, nei Paesi considerati civili, fanno così: e una giustizia con i ruoli ben distinti sembra più leggibile, più equilibrata e, alla fine, anche più credibile.
I pm e i giudici, invece, da noi, hanno sempre l’aria di chi si occupa della giustizia rispetto agli avvocati che invece si occupano solo dei loro clienti: e non va bene. Sono e siamo, tutti, clienti, debitori e creditori della stessa Giustizia.
8) È la fine dell’abbraccio toghe-politica costato miliardi e sangue di innocenti - Felice Manti
Non c’è vittima di malagiustizia che non voti Sì per cambiare le regole di un gioco che non funziona. La legge non è uguale per tutti, per i magistrati è più uguale degli altri perché i loro errori che ci costano 40 miliardi di Pil in meno, 100mila detenzioni ingiuste dal 1992 a oggi, 226mila assolti in primo grado solo negli ultimi due anni nonostante la «ragionevole previsione di condanna» prevista dalla riforma Cartabia e la figuraccia a livello europeo delle sanzioni per la violazione del giusto processo, della ragionevole durata dei procedimenti e per la compressione del diritto alla difesa.
Ma nessuno di loro paga, a differenza delle loro vittime che vedono le proprie esistenze cancellate. La separazione delle carriere non è un capriccio del centrodestra per punire i magistrati ma l’allineamento finale del nostro sistema giudiziario alla giurisprudenza di altri Paesi europei. Dove nessun magistrato che fa politica, replica al Parlamento, si oppone a una legge o si fa accostare a un partito politico qualsiasi conserva la toga.
Questo collateralismo ha danneggiato soprattutto il Pd che ha sfruttato le toghe per conquistare un potere al di fuori delle urne e che oggi ha la possibilità di sfuggire a questo trentennale abbraccio mortale e riconquistare la sua dignità.
9 ) Poche idee, ma molto furiose. Quelli che... difendono solo la casta - Paolo Guzzanti
Quelli del No hanno poche idee, ma furiose. Benché non sappiano dire come, danno a bere agli elettori che una vittoria del Sì consegnerebbe i magistrati alle fauci della destra di governo. Al contrario, Antonio di Pietro, uno che se ne intende, dice che le toghe del No si sono inginocchiate davanti all’Anm, la quale comanda come Stato extraterrestre detto Csm dove si decide a porte chiuse il delitto e il castigo di tutte le toghe.
Finora errori e sciatterie sono stati perdonati e premiati con avanzamenti di carriera. Chi fece marcire Enzo Tortora in galera prima di accorgersi che il numero di telefono sequestrato a un camorrista era quello di un tal Enzo Tortona, ebbe comunque il premio. La stessa idea di referendum è trattata da loro come sovversiva. Eppure, non avremmo i diritti civili che abbiamo senza i referendum degli anni Settanta.
Ad oggi, se un magistrato fa scontare quasi due anni in più e finisce davanti alla sezione disciplinare, cosa volete che succeda? Perdonato e promosso. «Quelli del No» hanno lanciato una campagna di torbida magia woodoo contro il Sì sostenendo che il nostro vero scopo è sottomettere i Pm a Meloni. Però, se messi con le spalle al muro per spiegare come ciò potrebbe accadere, hanno un malore, roteano gli occhi e sputano lucertole.
10) Il potere giudiziario non è il supplente della libera opposizione in Parlamento - Vittorio Macioce
Le ragioni del «no» tirano in ballo i rischi di una deriva autoritaria. Al potere, sostengono, c’è un governo di cui non ci si può fidare. La magistratura diventa così l’ultimo baluardo della democrazia. Si invoca Montesquieu e l’equilibrio dei poteri. Si agita lo spettro di un esecutivo senza freni, di gente eletta per sbaglio da elettori sciagurati. Salviamo, dicono, la democrazia dall’ignoranza del popolo.
Questo racconto nasconde un principio di intolleranza. È il rigurgito viscerale dei nemici della società aperta. Non è solo l’ossessione per il fascismo eterno, che scatta ogni volta che vince chi non dovrebbe. È la stramba idea di snaturare il potere giudiziario, di trasformarlo in una trincea politica. Eccolo allora l’errore: non tocca ai magistrati fare opposizione. Non è questo il loro mandato costituzionale.
Il giudice applica la legge, non la indirizza. Non la piega a un progetto di società. È il Parlamento e non il tribunale il cuore della democrazia.
È lì che si dà forma alla volontà popolare, con tutti i suoi limiti e le sue imperfezioni. È per questo che voto sì. Non voglio sostituire il potere legislativo con quello giudiziario. Mi fido dell’opposizione e non di giudici in missione per conto di Dio o di chi ne fa le veci.