Dissidenti in rivolta contro Grillo: "Formiamo un nostro gruppo"

Malumori dopo la riunione di giovedì: "Grillo non può trattarci come servi". In 50 pronti a dare vita a una costola indipendente: "Troviamo il modo di spiegarlo alla base"

Dissidenti in rivolta contro Grillo: "Formiamo un nostro gruppo"

I rimborsi e le diarie. Ma anche il niet allo ius soli proposto dal ministro all'Integrazione Cecile Kyenge. Ma anche la raffica di espulsioni e le continue stringliate. Ma anche la totale assenza di democrazia interna al movimento. I mal di pancia interni al M5S si moltiplicano e rischiano di partorire un nuovo gruppo parlamentare. I rumors di palazzo parlano, infatti, di una trentina di dissidenti già pronti a pugnalare alle spalle il "padre padrone" dei Cinque Stelle.

Se la notte porta consiglio, quella che Beppe Grillo ha trascorso a Roma, dopo l’incontro con gli eletti in parlamento, lo ha consigliato di tenere duro sulla sua linea: la questione di quanto restituire o tenere della busta paga da parlamentare può "sembrare un peccato veniale, ma non lo è". Ne va dell’etica del movimento: "Nessuno ci farà sconti. Il Paese ci osserva". Da qui il "consiglio" di smetterla con il muro contro muro. Consiglio caduto nel vuoto dal momento che, ieri pomeriggio, hanno preso a fioccare dichiarazioni e contro-dichiarazioni per attaccare il guru pentastellato che si era espresso contro lo ius soli. Che ci siano spaccature e che il feeling dentro al gruppo sia messo a dura prova, è ormai sotto gli occhi di tutti. È stato lo stesso Grillo ad ammettere difficoltà nel team dei Cinque Stelle quando ieri ha incontrato la delegazione di Confesercenti: "Ci siamo trascinati persone che non ci saremmo dovuti trascinare". Il problema è che, arrivati a questo punto, non sono pochi i grillini convinti che il "capo" stia esagerando e che uno strappo sia più che inevitabile. Secondo un retroscena della Stampa, sarebbero almeno una cinquantina i parlamentari pentastellati pronti a dare il benservito al comico genovese. Lo scontro sulla diaria è stata, probabilmente, solo la goccia d'acqua che ha fatto traboccare il vaso: i "vaffanculo" del boss e la minaccia di stendere una black list di chi fa la cresta ha fatto salire il sangue alla testa a parecchi. Su Facebook la senatrice Elena Fattori ha attaccato frontalmente il leader: "Sono contraria ai linciaggi, alle crociate e alla gogna di qualsiasi colore o bandiera". Non è da meno Alessio Tacconi: "Io i soldi me li tengo. Sono residente in Svizzera, lì le tasse sono più alte".

Bastano una ventina di parlamentari per formare un gruppo autonomo. Nel M5S i dissidenti sono probabilmente di più. "Grillo la deve smettere di trattarci come servi - avrebbe sbottato nelle ultime ore un deputato Cinque Stelle - siamo almeno in cinquanta. Questa storia è appena all’inizio. Potremmo anche uscire dal gruppo". Secondo la Stampa, il clima si sarebbe avvelenato alla riunione di giovedì pomeriggio quando, per chiarire che non stava scherzando, Grillo ha dato del "pezzo di merda" al deputato dell’assemblea siciliana Antonio Venturino che pretende di tenere l’intera indennità. "No Beppe - ha ribattuto il senatore Francesco Campanella, ex sindacalista - Venturino non è un pezzo di merda. Non è giusto trattare le persone così". Secca la replica del guru pentastellato: "Parli? Ma tu che cosa hai fatto negli ultimi due mesi? Senza di me non siete nulla". E Campanella: "Non mi pare una domanda pertinente. Ma te lo dico. Ho lavorato nella Commissione Speciale e ora nella commissione Affari Costituzionali". Il fatto è che i parlamentari che ne hanno le tasche piene dei modi di fare del leader sono parecchi, non più una sparuta minoranza. Se anche un fedelissimo come Alessandro Di Battista, che nelle ultime ore prima si è detto favorevole allo ius soli, ha alzato la cresta vuol dire che la leadership non regge più.

Secondo un'indiscrezione riportata da Libero, la discussione sulla formazione di un nuovo gruppo sarebbe tutt'altro che campata in aria. Anzi, il progetto sarebbe piuttosto avanti. "Nel gruppo misto mai - avrebbe detto un deputato - ma se fossimo venti qui e dieci al Senato potremmo dare vita a una costola indipendente, dobbiamo solo trovare il modo per spiegarlo alla base". Una decisione che verrà presa già nei prossimi giorni. L'appuntamento è per lunedì prossimo a Roma dove i parlamentari pentastellati si riuniranno per decidere come muoversi. All'incontro non sono stati invitati né Grillo né Casaleggio.

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