Ecco nome, storia e ombre di Kasper lo 007 del mistero

Fa discutere il racconto di un agente in incognito: i dollari segreti stampati dagli Usa, le torture. Noi sveliamo che cosa non racconta di sé

Sullo sfondo l'agente Kasper
Sullo sfondo l'agente Kasper

A volte tornano. E non perdono né il pelo, né il vizio. Così ecco di nuovo tra noi l'agente Kasper. Nell'ultima delle sue vite è l'autore e il protagonista di Supernotes, storia incredibilmente «vera» di uno 007 italiano, scaricato dalla Cia e affidato alle spietate cure di un gruppo di aguzzini cambogiani al soldo degli americani. Gente pronta a tutto pur di non fargli rivelare i segreti dei «super dollari», banconote tanto false quanto perfette, fabbricate in Corea del Nord, ma usati dalla Cia per pagare le operazioni clandestine. Roba da Santo Graal dello spionaggio costata al prode Kasper un anno di torture nell'inferno di un campo di prigionia cambogiano. Ma più della storia narrata nel libro vale la pena andare a mettere il naso nelle precedenti vite dell'agente segreto Kasper ricostruite da Il Giornale. A cominciare dalla sua vera identità e la sua storia di uomo dai cento volti, assai più ambigua di quella che in questi giorni traspare dai dibattiti televisivi in cui è apparso col volto semi oscurato. Parliamo del signor Vincenzo Fenili nato a Firenze 55 anni fa e conosciuto ora come un pilota civile dell'Ata, ora come sedicente procacciatore di aerei per un golpe da avanspettacolo, ora come infiltrato dei carabinieri tra i narcotrafficanti, ora come imputato accusato d'essersi intascato cocaina e denaro scambiati con i narcos.

Vite parallele che precedono quella del misterioso agente segreto scaricato dalla Cia e dalla nostra intelligence. La sua insana attrazione per il mondo degli 007 è nota fin dal 1993 quando Vincenzo Fenili, fidanzato all'epoca con una impiegata del Sisde, si ritrova accusato di partecipazione a un fantomatico colpo di stato. Reduce dal servizio di leva nell'Arma dei Carabinieri e da una militanza giovanile nel Fronte della Gioventù, Vincenzo Fenili, classe 1959, è al tempo un pilota dell' Ata. Tra un volo e l'altro appaga la voglia di emozioni e la passione per armi e arti marziali con qualche viaggio nella ex Jugoslavia in guerra dove si spaccia per fotoreporter e raccoglie racconti di viaggio usati per stupire amici ed interlocutori. Tra questi c'è il collega Giovanni Marra «mente» di un golpe che nelle farneticazioni intercettate al telefono e trasformate in inchiesta dalla procura di Roma prevede « l'assalto a Saxa Rubra e, in contemporanea, l'esplosione di ordigni micidiali, gas al cianuro, a Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi». Nonostante questi contrattempi due anni dopo Vincenzo Fenili convince i Carabinieri del Ros a infiltrarlo tra i narcotrafficanti sudamericani. L'operazione intitolata «Pilota» in suo onore garantisce il sequestro di 1000 chili di cocaina, ma si conclude con l'incriminazione di Fenili accusato di aver allungato le mani su 85 chili di «coca».

Spinto dalla delusione o dall'impellente necessità di cambiar aria Fenili/Kasper vola Cambogia e apre un bar a Phnom Penh. Con incredibile lungimiranza mette radici insomma, nello stesso posto dove 18 anni dopo porterà a termine la sua audace quanto inutile missione. Prima dell'avventura da Urla del silenzio inanella però una parentesi nelle carceri italiane. Capita nel dicembre 2005 quando reduce da «Sinai», seconda e ultima operazione per conto dei Ros, si ritrova in galera a Roma su richiesta del gip Maria Teresa Covatta che lo accusa - anche stavolta - di aver tratto profitti personali dall'operazione. Se il passaggio dal cielo a scacchi al mondo dei servizi resta oscuro la propensione a circondarsi di personaggi ambigui è evidente. Il misterioso Clancy con cui condivide l'arresto è - nella più prosaica realtà ricostruita dal Giornale - Mister G. E. Mead titolare della Incentive Dynamics, una delle tante società d'intelligence private assoldate da aziende o agenzie federali americane.

Lo strano passato di Kasper alias Fenili fa il paio con alcune singolari coincidenze della sua vita di spia. Il mosaico di avventure, ipotesi e ricostruzioni descritte in Supernotes ricorda spesso vicende o argomenti già letti o visti in inchieste, libri - o più banalmente film - circolati ben prima della sua mirabolante avventura. Le tecniche e le attrezzature usate per «intagliare» le «superbanconote» scoperte da Kaspers/Fenili sono le stesse ipotizzate dal giornalista Klaus W. Bender del Frankfurter Allgemeine Zeitung in The Mystery of the Supernotes (http://www.dias-online.org/65.0.html). La roulette russa a cui viene costretto a «giocare» Vincenzo Fenili ricorda invece quella più famosa del famoso film Il Cacciatore. La gabbia dei maiali vicina ai prigionieri sembra proprio quella dell'ultima epopea di Rambo in Birmania. Per non parlare della missione in Cambogia capace di sorprendere anche un ex agente operativo del Sismi in piena attività nel 2008 che ci ha aiutato a passare ai raggi X la vicenda narrata nel libro.

«A mia memoria - dichiara la fonte del Giornale - non abbiamo mai avuto nessuno da quelle parti. Ma se l'avessimo avuto e avesse scoperto un simile intrigo non sarebbe certo tornato vivo. Non ti fanno il favore di torturarti per poi liberarti e farti scrivere le tue memorie».

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