E dopo l'ennesimo ping pong con i suoi, il sindaco Beppe Sala cede e annuncia: «Settimana prossima convocherò i capigruppo di maggioranza per discutere come migliorare il dialogo fra consiglio e giunta nell'ultimo anno di mandato. Un anno è lungo, ribadisco il mio impegno al confronto con tutti per il massimo rispetto dei principi democratici». Dopo il mancato stop al gemellaggio con Tel Aviv i Verdi avevano occupato l'aula con la bandiera di Tel Aviv e annunciato lo «sciopero» del voto. La capogruppo Pd Beatrice Uguccioni anche ieri ha indossato la maglietta «Give respect, have respect» (dai rispetto, ottieni rispetto). Ieri la seduta sul Bilancio consuntivo 2025 è stata convocata nell'ultimo giorno utile e in seconda convocazione per contare su un quorum più basso, martedì c'erano 11 banchi vuoti a sinistra. Ieri mattina, per convincere i «ribelli» a votare e anche dopo le polemiche sul 25 Aprile e gli insulti alla Brigata Ebraica, ha voluto «innanzitutto chiarire che la mozione approvata dal Consiglio» a ottobre e che ora Pd e Verdi chiedevano di attuare, «era condizionata e non esprimeva un indirizzo risolutivo immediato. Io e la giunta ci siamo trovati a valutare la situazione e, anche alla luce della richiesta del sindaco di Tel Aviv di non sospendere il gemellaggio, abbiamo ritenuto fosse meglio non spegnere l'unica fiammella di speranza in Israele, le sole proteste interne si sono viste a Tel Aviv». Ribadisce che «comunque, di fronte a una mozione consiliare che avesse chiesto lo stop senza se e senza ma la giunta non si sarebbe opposta. Parte della maggioranza può aver percepito la sceltae come lesiva dei principi interni di democrazia. Non è a mio avviso così ma posso capire l'obiezione. Detto ciò, sono come sempre disponibile a discuterne». A stretto giro scatta la reazione dei portavoce dei Verdi, Francesca Cucchiara e Tommaso Gorini: «Il problema democrazia interna esiste eccome ed è più ampio del caso Tel Aviv. Riguarda atti che vengono sistematicamente ignorati: dagli odg votati in Consiglio fino agli indirizzi i nei Municipi». Tel Aviv «è solo il caso più eclatante perché parliamo di un indirizzo politico che la giunta aveva esplicitamente rimesso nelle mani dei consiglieri. La mozione prevedeva una condizione chiara: la violazione della tregua, e si è verificata». La lettera del sindaco di Tel Aviv «per non dare seguito a un atto votato dall'aula è stato a tutti gli effetti una forzatura nei confronti del Consiglio. Non abbiamo intenzione di lasciare le cose come stanno, quindi qualora quell'atto rimanga disatteso, procederemo con un nuovo odg che, come già dichiarato dal sindaco, ci aspettiamo sia rispettato. Sul piano della democrazia interna non possiamo accettare che problemi evidenti vengano ignorati e sminuiti, come emerge un po' da quest'ultima dichiarazione. Se c'è ancora da parte di Sala la disponibilità a riconoscerli e aprire un momento di confronto reale con la sua maggioranza per affrontarli e garantire il rispetto dei principi democratici in Consiglio, proseguiremo in questo percorso». Ed è scattata l'invito di Sala ai capigruppo. Per Gianluca Comazzi (Fi) «ancora una volta i Verdi lanciano ultimatum ma restano saldamente incollati alle poltrone».
Intanto, Gorini dei Verdi ieri in aula ha interrotto lo sciopero e ha votato a favore del Bilancio consuntivo, «accettiamo la proposta di Sala di incontrarci». La Pd Uguccioni chiarisce: «In questi mesi sono emersi vari temi sui quali è bene chiarire. La maglierra sul dare rispetto sarà la mia divisa fino a fine mandato».