Epifani attacca Fiom e Sel: "Non mi piace la sinistra che scappa"

Il segretario del Pd prende di mira anche Sel e Grillo ("tessere strappate? Non è democrazia"). E avvisa Berlusconi: "Basta attentati al governo"

Epifani attacca Fiom e Sel: "Non mi piace la sinistra che scappa"

Epifani prova a uscire dalle polemiche per la mancata partecipazione alla manifestazione della Fiom con una battuta: "Ieri mi è pesato non stare in piazza". Ma subito va all'attacco: "Non mi piace però quello che accadeva con il governo Prodi, quando c’erano ministri che andavano in piazza e sfilavano contro il governo. Pretendo serietà e diamo serietà". Il partito di lotta e di governo, insomma, è un modello che non piace al segretario pro tempore del Pd.

Da Avellino, dov'è andato per una manifestazione elettorale, Epifani prende di mira Beppe Grillo: "Non funziona così la democrazia, io non mi permetterei mai di dire ad un grillino strappa la tessera. Io rispetto quella appartenenza - aggiunge - e chiedo a tutti il rispetto per il Pd. Come si commenta in democrazia quando dici ai cittadini di buttar via una tessera?".

Poi va all'attacco di Berlusconi: "Deve smettere di mettere mine ogni giorno, questo governo non è nato per risolvere i suoi problemi, ma quelli delle persone più umili. Bisogna lasciare lavorare questo governo - aggiunge il segretario nazionale del Pd - che ha come fine il bene del Paese".

Epifani si toglie dalle scarpe un altro sassolino, questa volta guardando ai suoi alleati (o per meglio dire ex alleati): "Non mi piace la sinistra che di fronte alle difficoltà scappa sempre. Per questo non si deve tornare a due sinistre, una che si fa carico delle responsabilità l’altra che non le vuole. Sel si era presentata con noi al voto, ma alla prima difficoltà ha sciolto il matrimonio. Si vede che non era un’unione molto solida".

A stretto giro di posta arriva la replica di Vendola: "Comprendo il nervosismo di Epifani, ma eviti di trasformarlo in una aggressione e in una ritorsione nei miei confronti, per me l’alleanza con Berlusconi non è responsabilità ma è una resa culturale".

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