Il Ramadan quest’anno dovrebbe iniziare tra pochi giorni, il 18 febbraio, ma già si susseguono le polemiche. Sotto i riflettori ci sono i grandi Paesi europei dove, ormai, la concentrazione di soggetti di religione musulmana è molto alta, quindi Germania, Francia e Belgio soprattutto, ma anche l’Italia e l’Austria rischiano di veder modificare le proprie abitudini in nome della consuetudine islamica. L’onorevole Silvia Sardone in questi giorni si trova a Monaco di Baviera dove si è svolta una grande manifestazione contro il regime islamico iraniano e ne ha approfittato per toccare con mano il modo in cui la città si sta preparando al Ramadan. Prima ancora è stata a Colonia dove ha sottolineato la presenza di luminarie dedicate al Ramadan, una novità per le nostre latitudini.
Ma ad attaccarla è arrivato l’imam di Torino Brahim Baya, già noto per le sue polemiche, per la preghiera all’interno dell’università di Torino, per le lezioni nelle scuole per la Palestina. Contesta l’idea che in Europa sia in corso l’islamizzazione perché, dopo tutto, a Casablanca suonano le campane della cattedrale cristiana. Contesta che in Europa sia in corso l’islamizzazione perché, dopo tutto, ad Amman vengono disposte le luminarie di Natale. Ma le campane che suonano a Casablanca o a quella sono il retaggio di un passato e di una presenza cristiana ormai stabilizzata come minoranza esigua. Un fenomeno congelato a differenza dell’islamizzazione, che al contrario è un fenomeno di crescita numerica e culturale in divenire, alimentato da flussi migratori costanti e tassi di natalità differenti.
E sulle luminarie di Amman dimentica, o ignora, che la monarchia hascemita promuove attivamente il pluralismo religioso come strategia di stabilità interna e come “biglietto da visita” per le diplomazie occidentali. Le luminarie sono un simbolo di cortesia diplomatica e tolleranza verso le minoranze storiche locali, come i cristiani giordani, che sono cittadini pienamente integrati da secoli. Al contrario, in Europa, la discussione non verte sulla possibilità o meno di festeggiare il Ramadan, ma sulla pressione che certi precetti religiosi esercitano sulla laicità dello Stato e sui diritti civili conquistati, come la parità di genere o la libertà di espressione.
“A Colonia succede qualcosa di gravissimo: ci sono musulmani che pregano e che festeggiano il Ramadan. Secondo Silvia Sardone e il suo turismo della paura, questo sarebbe ‘islamizzazione’. In realtà è solo convivenza. Ma la paura, si sa, rende più dei salari. Quando non hai soluzioni su scuola, casa, lavoro e sanità, inventi invasioni e nemici interni ed esterni per distrarre da ciò che conta davvero. I salari sono al palo.
La propaganda corre veloce. E l’unica cosa che cresce, con le destre al governo, è la paura”, scrive Bahia nel suo testo, un concentrato di populismo che volutamente ignora il punto del discorso. La conclusione è l’immancabile: “Free Palestine”.